Kingsman: The Secret Service

Kingsman: The Secret Service

Kingsman: The Secret Service

Non ci sono più le spie di una volta, è vero. Ma mettiamo il caso che la spia in questione abbia la classe innata, lo stile british e le fattezze di uno degli uomini da cui molte/i vorrebbero essere salvati almeno una volta nella vita (non solo le eterne Bridget Jones), allora le cose cambiano.

Perché Colin Firth fa la differenza.

Immaginatelo con abiti sartoriali, occhiali da vista griffati, un paio di classiche Oxford e l’immancabile ombrello. Aggiungete abbondanti capacità atletiche e l’abilità, non comune, di usare boccali di birra come armi senza usare le mani, e avrete una minima idea dell’agente Harry Hart, elegante agente segreto di una delle più antiche agenzie di spionaggio inglesi.

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Un esempio a cui tendere, soprattutto per il giovanissimo Eggsy (Taron Egerton), figlio di un ex collega di Hart morto “in battaglia”, indeciso tra una rissa da pub, inseguimenti a retromarcia con la polizia, e valanghe di insulti cockney-style con un manipolo di teppistelli che sembrano usciti da un film di Guy Richie.

Quando Hart incontra Eggsy, lo strappa a un destino già scritto. Si potrebbe facilmente scambiare Kingsman Secret Service di Matthew Vaughn – tratto dala mini serie di fumetti The Secret Service di Mark Millar e Dave Gibbons – per un My Fair Lady (o Pretty Woman, come suggeriscono i protagonisti) in salsa spy, e sotto certi aspetti lo è, ma l’educazione della giovane spia è solo l’inizio.

Kingsman: The Secret Service

Il seguito è una lotta contro il tempo è il piano diabolico di un magnate informatico-ecologista americano (Samuel L. Jackson), che decide di ripulire il pianeta dal suo virus più forte, la sovrappopolazione, attraverso un segnale acustico emesso da sim card che lui stesso ha prodotto e distribuito gratis.

Ed è un trionfo, un fuoco pirotecnico di citazioni, ispirazioni, gadget. Vaughn infatti, allo scopo di riportare in vita i vecchi film di spionaggio, quelli che “nessuno fa più” a causa di derive “realiste”, inanella un rosario di riferimenti alla pop culture, mai fine a se stesso, intelligente ed esilarante, che gioca con gli stereotipi e ruba un po’ di splatter patinato e qualche personaggio a Quentin Tarantino, le ambientazioni ai vari 007 come ai Thunderbirds, la colonna sonora agli ultimi tre decenni del Novecento, i combattimenti-coreografia a Matrix, la tensione ai migliori sci-fi, le caratterizzazioni ai simboli del ventesimo e ventunesimo secolo. E crea un coinvolgente ed esagerato mix che accontenta tutti e nasconde bene in difettucci.
Missione compiuta.

KINGSMAN: SECRET SERVICE
Regia: Matthew Vaughn
Uscita: febbraio 2015

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