Big Eyes, di Tim Burton

Big Eyes, di Tim Burton

Big Eyes di Tim BurtonIl manuale del filmmaker di successo suggerisce che idee e arte, pur combinandosi in modi sempre diversi, abbiano sempre lo stesso obiettivo. Confondere ma non deludere. Tim Burton, uno che le regole ha sempre preferito scriversele da solo, crede invece che nel cinema valga la pena correre dei rischi seri.

Big Eyes, ispirato alla storia vera di Walter Keane, uno dei pittori americani più noti tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, infatti, fa volentieri a meno di molti dei suoi “marchi di fabbrica”: zero effetti speciali, niente Johnny Depp in trucco e parrucco, Helena Bohnam Carter non pervenuta.
C’è invece un istrionico Christopher Waltz che presta corpo e ghigno a un’icona pop vintage, un “artista” divenuto una star in patria e nel mondo per le peculiari opere: orfanelli dagli occhi grandi, enormi, che conquistarono le pareti di ogni casa sotto forma di dipinti, stampe, cartoline, poster. Un intreccio affascinante di arte e marketing fondato, tuttavia, su una truffa. La mano che dipingeva quei soggetti era quella di Margaret (Amy Adams), la signora Keane, donna ingabbiata nel suo talento e costretta a una (s)conveniente menzogna. Almeno fino al giorno in cui anche i suoi occhi si sono dilatati sulla realtà e un moto di orgoglio ha scatenato un braccio di ferro legale dalle ovvie conseguenze.

Per evitare gli effetti collaterali, dei quali Burton va oltre Burton rimanendo inequivocabilmente Burton, gioca d’astuzia colpendo l’occhio dello spettatore con elementi “silenziosi” che rubano platealmente la scena agli attori: dai colori che ricostruiscono un universo (ir)realmente rétro a una serie di mutevoli e sorprendenti combinazioni e costruzioni, in un affresco di un’epoca allo stesso tempo reale e sospesa nel tempo. E di una società, di tutte le società, in cui la forma finisce per predominare sulla sostanza, in cui tutto è superficie, tanto più patinata e perfetta quanti più panni sporchi deve nascondere, in cui viene sempre più facile creare e demolire icone a scadenze prestabilite.

E così, non rimangono che un paio di occhi sgranati su tela, moltiplicati all’infinito, terrorizzati, smarriti, inquieti e impregnati di un ben noto spirito dark a svelare universi terrificanti e implorare la liberazione.
Tim Burton è anche nei dettagli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *