Sin City 2 – Una donna per cui uccidere

Sin City 2 – Una donna per cui uccidere

Sono passati nove anni da quando abbiamo attraversato le strade di quella Basin City (meglio conosciuta come Sin City) nata dalla penna di Frank Miller e portata nel buio delle sale cinematografiche da Robert Rodriguez.

Ora possiamo di nuovo annusare quell’aria mefitica, camminare per i suoi vicoli melmosi, conoscere personaggi oscuri e ritrovare “amici” di vecchia data. Ci sono tutti, perfino i defunti, e il 3D usato in questo sequel non può che perfezionare l’atmosfera. Corruzione, delinquenza, violenza – Sin City è tutto questo, e naturalmente il suo opposto: amore, amicizia, lealtà.

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Eccoli dunque i personaggi alle prese con le loro storie noir dove amore e morte si fondono in un unico liquido viscido e appiccicoso, il sangue delle vittime e dei carnefici che qui scorre a fiotti.

Suddiviso in episodi, Sin City 2: una donna per cui uccidere racconta le storie di una femme fatale (una strepitosa Eva Green) e del povero Josh Brolin, caduto nelle sue grinfie, di quel disperato gigante che non si arrende Marv (Mickey Rourke, eccezionale), di quella incattivita Nancy Callhan (Jessica Alba) sempre più spogliarellista e sempre più abbandonata dal suo Hartigan (Bruce Willis). New entry la storia di Joseph Gordon-Levitt e le sue origini.

Personaggi vecchi e nuovi si mischiano temporalmente senza soluzione di continuità, come se la topografia della città si sovrapponesse alla scrittura e allo stesso modo non lasciasse speranze, perché una volta imboccato un vicolo non saprai mai se sarà quello giusto e chi vi potrai incontrare.

102 minuti di puro e semplice noir, che in alcune storie annoia un po’ ma in altre esalta, sempre permeato da quelle atmosfere che solo il micidiale bianco e nero utilizzato rende vivo. Unica vera pecca, la colonna sonora, che delude non poco, se si pensa che a lavorarci è stato lo stesso Rodriguez, ma forse è stata la liason con Steven Tyler (Aerosmith) a non esser stata proprio azzeccata.

Una pecca (insieme alla noia di alcuni episodi) che non inficia però il giudizio assolutamente positivo: Sin City è davvero una città in cui perdersi.

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