Gigolò per caso

Gigolò per caso

gigolò-per-caso-locandina-filmLars Von Trier, fatti da parte. Per la donna titubante è arrivato Fioravante. O Virgil. O come diavolo volete chiamarlo. Il gigolò per caso, l’uomo mediamente piacente, mediamente acculturato e poliglotta, che non teme di sporcarsi (letteralmente) le mani. Non più giovane, ma neanche irrimediabilmente cadente. E con la faccia da schiaffi e il sorriso asimmetrico di John Turturro. Che di fascino ne ha da vendere, anche quando per qualche strano squilibrio chimico alla mente torna sempre l’immagine del Jesus Quintana dei Il Grande Lebowski.

Un’equazione perfetta che traduce in una deliziosa commedia, Gigolò per caso – limitante traduzione italiana del più calzante Fading Gigolo – una di quelle piccole storie che nessuno racconta più, in via di estinzione, appunto, come la città che le fa da sfondo, la New York – da una lussuosa Manhattan alla Brooklyn della comunità chassidica – di strade e angoli appena prima di abbandonarsi alla morsa della gentrificazione e/o globalizzazione.

Fioravante, dicevamo, un fioraio filosoficamente solitario, con un amico libraio da poco disoccupato – uno sferzante, ironico, e sempre logorroico Woody Allen – intento a studiare un nuovo, interessante business per entrambi: alleviare le pene di donne bisognose, curarne il dolore, aggiustarle. Perché i due, il Murrray-Bongo pappone e Fioravante-Virgil il gigolò, non vendono solo sesso, ma un pacchetto di risanamento. Sia per donne ricche, insicure e annoiate (Sharon Stone e Sofia Vergara), desiderose di sperimentare rapporti a tre sia per vedove chassidiche (Vanessa Paradis) che necessitano di “liberazione” emotiva. E in generale per tutte coloro che hanno diversamente fame di contatto umano, di apprezzamento.

Insomma, una sorta di “lavoratore socialmente utile”, un po’ oggetto, un po’ psicologo e un po’ guaritore. Lo chiarisce lo stesso Turturro in una conferenza stampa romana, frizzante come l’aria primaverile che tenta di diluire il grigiore invernale. “Fioravante un gigolò agente segreto, riesce a fare sesso anche senza spogliarsi. Ho cercato di basare il protagonista del film su alcune persone che conosco molto abili nello svolgere lavori manuali. Spesso siamo attratti dalle persone che sanno fare molte cose con le mani, un meccanico, un fioraio, un cuoco, tutti emanano un loro fascino mentre sono intenti a lavorare”. Quasi come il bruttino-piacente Mick Jagger, invocato in una battuta del film. “Mi mi ricordo che avevo circa 10 anni e lo guardavo cantare alla TV e aveva questa bocca enorme spalancata” racconta Turturro. “Mio padre disse: ‘Non ho mai visto una bocca così grande, sembra stia inghiottendo il pubblico’. Eppure era già un sex symbol. Con ciò voglio dire che anche una persona non bella d’aspetto può risultare attraente. Una persona bella può essere anche incredibilmente noiosa, avendo ricevuto attenzioni gratuite fin dall’infanzia, mentre una persona che le attenzioni altrui ha dovuto guadagnarsele perché meno bella, risulta molto più interessante”.

Soprattutto quando ha anche una chiara comprensione di se stesso e dei propri limiti. “Ho pensato di creare un personaggio che, oltre alla manualità avesse anche una certa confidenza il mondo femminile. Ho notato a molti uomini piace fare sesso con le donne, ma poi preferiscono passare il tempo in compagnia degli altri uomini, Fioravante invece ama le donne, merito anche del buon rapporto che aveva con la madre, e quindi è a suo agio con loro, è interessato a ciò che dicono e fanno, le ascolta”. Con un minimo di mistero e quasi totale assenza di drammi o equivoci. A ritmo di una colonna sonora “fusion” che culmina con la cadenza parigino-napoletana di Vanessa Paradis in Tu si ‘na cosa grande. E con l’approvazione di Allen, guida “spirituale” della fase di sceneggiatura. “Scrivevo e poi facevo leggere a Woody e lui spesso mi diceva ciò che pensava in maniera molto brutale: ‘Terribile. Non mi piace. Terribile. Non mi piace questo. Ma forse mi sbaglio’. All’inizio non avevo idea di dove volessi arrivare, l’argomento era vastissimo. Woody mi ha aiutato a renderla una commedia più elegante e sofisticata. E poi, sapete come si dice in questo business: esistono solo 15 storie da raccontare, dipende da quale punto di vista intendi affrontarle. Per me il sesso è stata soprattutto una metafora delle relazioni umane al giorno d’oggi, le solitudini, il desiderio di essere toccati, compresi”. Qualcuno evoca, per provocazione, il fantasma di Von Trier. Turturro il post-Lars? “Mi spaventa pensare di avere qualcosa in comune con il suo cinema! Woody è molto più sexy di me. Forse noi tre dovremmo girare insieme il terzo Nymphomaniac!”.

Silvia Fossati

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