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Hercules – La leggenda ha inizio

hercules-la-leggenda-ha-inizio-la-locandina-italiana-del-film-294921C’era una volta, in un regno lontanissimo dell’Antica Grecia, il barbuto re Anfitrione (Scott Adkins), a cui piaceva seminare il terrore tra i suoi sudditi e sfogare rabbia e frustrazione sulla moglie Alcmena (Roxanne McKee).
Un bel giorno, con la complicità di Era, esasperata regina degli Dei, la donna mette in atto la tremenda vendetta: concepire il figlio di Zeus, colui che porrà fine ai soprusi dell’odiato marito e del suo regno. Eppure, al compimento del ventesimo anno, il salvatore Alcide-Hercules (Kellan Lutz) è più interessato all’amore della principessa di Creta, Ebe (Gaia Weiss), che a compiere la profezia. Sono solo la rivalità con il fratello Ificle (Liam Garrigan) e l’imboscata tesagli da Anfitrione a renderlo consapevole del proprio destino.

Hercules – La leggenda ha inizio, preludio alla storia del semidio più noto della mitologia greco-romana, visto attraverso le lenti sempre troppo rosa di Hollywood, è una sorta di “tredicesima fatica” decisamente mal riuscita. Renny Harlin, uno che di blockbuster dall’esito incerto se ne intende, cerca a tutti i costi di stupire, di utilizzare ogni possibilità offerta dalla tecnologiA, per dare spessore e concitazione, a quello che sembra un episodio a caso di una longeva soap-opera in onda da quarant’anni.

Hercules, a cui l’iper-vitaminizzato e legnoso Lutz non rende giustizia, assomiglia a un protagonista di Jersey Shore, a cui l’eccesso di abbronzatura spray che ricopre i muscoli guizzanti ha offuscato il cervello. Intorno a lui, personaggi-maschera che sembrano ripetere enfaticamente il copione di un dramma artefatto a puntino, di cui non condividono una parola. L’assetto da videogame s’inceppa come un disco incantato, tra i cui solchi si rincorrono, senza uno scopo preciso e senza pietà, citazioni su citazioni: le epiche battaglie di Il Gladiatore, tentativi di ricreare l’effetto piani vuoti made in Japan, le tecniche di combattimento à la Matrix, avanzate in stile Il signore degli Anelli, meditazioni notturne e solitarie che guardano a un Batman o un Superman. Con un colpo di grazia ispirato alla tradizione cattolica (leggi: la crocifissione). Tanto che non si sa se rimanere interdetti o assecondare liberatori scoppi di ilarità. E non è che l’inizio. Avendo il nostro eroe ucciso solo il Leone di Nemea, ci sono ancora undici fatiche da portare sul grande schermo. Che la forza sia con noi.

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