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Nancy Allen dove sei? Come sopravvivere a Carrie 2013

Carrie 2013

 

Grande attesa per il remake di “Lo sguardo di Satana – Carrie” soprattutto dopo che la data di uscita italiana è slittata dal 28 novembre 2013 al 9 gennaio 2014. 

La storia è rimasta di base la stessa: un’adolescente sviluppa poteri telecinetici e si vendica contro chi la prendeva in giro, rendendole la vita un inferno. Ovviamente è cambiato leggermente il contesto, adattato ai nostri giorni, con internet e telefonini come strumenti utilizzati per dileggiare la povera Carrie.
Ma dei quattro film tratti dal romanzo di Stephen King credo che questo sia il peggiore.

Devo dire che faccio fatica a pensare che la regista dello splendido Boys don’t Cry e Carrie 2013 siano la stessa persona.
Personalmente il remake del film del 1976 di Brian De Palma mi sembra una serie di scelte sbagliate una dopo l’altra: a cominciare dalla scelta della protagonista, Chloë Grace Moretz, effettivamente molto brava ma decisamente fin troppo carina per interpretare Carrie. Ma la vera nota dolente è la cattiva del film, Portia Doubleday, alla quale purtroppo hanno affidato la parte di Chris Hargensen che devo ammettere che fa rimpiangere la Nancy Allen del film di De Palma: la sua interpretazione rasenta la cagnitudine in tutte le scene, e nel finale in quello che dovrebbe essere un momento particolarmente drammatico, con il suo viso incastrato nel parabrezza si ride fino alle lacrime.
Di chi ha preso il posto di John Travolta manco a parlarne. E come non ridere durante il finale da incubo (o dell’incubo), dove nel film di De Palma la povera Susan Snell era preda del sogno in cui la mano di Carrie emergeva dalla tomba per ghermirla: nel remake la mano di Carrie esce dalla… vagina della povera Sue…

La parti migliori del remake comunque rimangono le scene della vendetta di Carrie – con la sua trasformazione da reginetta del ballo a furia telecinetica e vendicativa – e la scena con la madre – quella del suo ferimento a morte –: qui devo dire che Chloë Grace Moretz è stata particolarmente toccante.

D’altra parte invece abbiamo una Julianne Moore che fa dimenticare completamente la maschera grottesca di Piper Laurie, con un interpretazione di Margaret White veramente fantastica. L’amore che Margaret ha per Carrie, nonostante sia malato e disturbante, qui è presente e tangibile e, soprattutto, credibile.
Altra piacevole sorpresa del film è Judy Greer nel ruolo di Miss Desjardins l’insegnante di ginnastica, brava come sempre anche se siamo lontani dalla fantastica Fern/Vylette di Amiche Cattive, anche se durante la festa da ballo se ne scorge una traccia.

Lo spirito del libro di Stephen King, in entrambi i casi, viene tradito: Carrie è un adolescente sgraziata, foruncolosa e bruttina, patologicamente timida ma piena di odio e rancore verso il mondo, e non a caso in tutti e quattro i film tratti dal libro, la parte migliore quella in cui Carrie si vendica sulla sua città manca in tutti. Molto probabilmente, per ragioni economiche, si limita l’area della vendetta di Carrie alla sola sala da ballo della scuola, confinando l’odio della ragazza al luogo dove la si vede come agnello sacrificale.
Ma Carrie è un lupo travestito da agnello.

Narra la leggenda che lo stesso King non abbia mai amato particolarmente la sua stessa creatura, probabilmente per problemi di identificazione, e che una volta finito il manoscritto ne fu talmente disgustato rileggendolo che lo lanciò nel cestino dei rifiuti.
Il giorno dopo venne recuperato dalla moglie che lo lesse incuriosita e lo persuase a mandarlo a diversi editori. La maggior parte lo rifiutarono, fino a che la casa editrice Doubleday acquistò il romanzo per 2.500 dollari e lo pubblicò nel gennaio 1974.
Il libro vendette nell’edizione rilegata solo 13.000 copie, ma nell’edizione economica, i cui diritti furono venduti per 400.000 dollari, ne vendette oltre un milione.

 

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