Wolverine: l’immortale

Wolverine: l'immortale

locandina wolverineA volte tu mangi l’ orso e a volte l’orso mangia te. James Logan, presenza barbuta e capelluta che si aggira tra i boschi innevati del Canada per dimenticare eventi passati dolorosi e la sua sovrannaturale diversità dal resto del mondo, all’orso – quello vero, ferito a morte da un gruppo di balordi – concede una fine dignitosa, ponendo fine a un’atroce agonia. Gli altri orsi, quelli con fattezze “umane”, invece, gli provocano un amletico dubbio: infilzarli o lasciarsi fagocitare? Hugh Jackman è particolarmente affezionato a Logan-Wolverine tanto che dopo dieci anni e numerose avventure, ancora sfoggia con orgoglio artigli di adamantio e basetta rigogliosa. In questo secondo capitolo delle storie a lui dedicate, il suo primo “assolo” liberamente ispirato a un fumetto del 1982, lo troviamo a fare i conti con la sofferenza per aver causato la morte dell’amata Jean Grey, lo sforzo di trattenere la sua sovrumana forza, il rigetto mentale della sua “condizione” e la mancanza di scopo. Almeno fino a che un misterioso ex soldato giapponese in punto di morte, salvato decenni prima dalla deflagrazione nucleare di Nagasaki, non manda a prenderlo per salutarlo un’ultima volta. Arrivato in Giappone, però, Logan è costretto dalle circostanze a fare i conti con nuovi e numerosi nemici e, soprattutto, con se stesso. Le premesse di Wolverine – L’immortale, diretto da James Mangold (subentrato a Darren Aronofsky, prima scelta del Jackman produttore), la rappresentazione multisfaccettata dello scontro tra mortalità e immortalità, il ritratto di un eroe in fase di ripensamento, crollano sotto il colpo di una storia che si trascina per oltre due ore senza avere una precisa direzione o intenzione. E senza una minima costruzione dei personaggi. Tanto da non rendere giustizia al talento multiforme di Jackman e da non riuscire a staccarsi dalle maglie, qui troppo strette, del classico action movie, con sequenze al cardiopalma, velocità da videogame, inseguimenti, lotte sui tetti di treni, poteri persi e ritrovati, perfidi e velenosi mutanti, cattivi di metallo nobile e improvvisi innamoramenti per dovere di continuità. In un balletto di citazioni, da Kill Bill a Freccia Verde fino ai classici del manga e dell’epoca Stallone/Schwarzenegger e ovvie previsioni che rendono ancora più scontato il finale che tutti si aspettano. Degli orsi, Wolverine-Logan continuerà sempre a farne un sol boccone. In fondo, è il suo destino. In questo caso, tuttavia, un orso più grande, invisibile e apatico ha inghiottito lui.

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