INTO DARKNESS Star Trek

INTO DARKNESS Star Trek

images-3Se c’è una cosa che nell’ultimo decennio cinema e televisione ci hanno insegnato è che tutti hanno un passato. E che tale passato, in tempi di carestia creativa, prima o poi, sarà (ri)portato alla luce. Lo sa bene, molto bene, J.J. Abrams, che di fictional pasts, remoti o prossimi, è forse il massimo esperto mondiale – chiunque sia salito sulla montagna russa di rivelazioni incrociate di Alias o abbia tentato di comporre per anni il puzzle di flashback di Lost può testimoniarlo – e che non ha alcun timore a crearne dei nuovi per vecchie icone. Se aggiungiamo, nel suo caso, anche l’amore smodato per l’azione spettacolare e un innato senso del ritmo, il suo reboot “a puntate” di una serie di culto come Star Trek, fa centro a prescindere. Riuscendo a non far storcere troppo il naso ai fedelissimi e coinvolgendo quanto basta chi si avvicina per la prima volta al mondo di Kirk, Spock e dell’equipaggio dell’Enterprise.

Questo secondo capitolo, Into Darkness, riprende tutti i punti forti del precedente: trama esile e minimalista, ironia leggera, sacrificio delle leggi della fisica in nome dell’effetto speciale, lotta bene-male con confini incerti, dialoghi vivaci, grande alchimia tra i personaggi che culla il rinsaldarsi della bromance tra i due protagonisti impegnati più un un viaggio interiore che nell’esplorazione di mondi alieni con missioni quinquennali. Missioni che vengono solo accennate in uno strepitoso incipit visuale, esaltato dall’Imax (poi convertito in 3D in post-produzione), di un pianeta rosso, con tanto di foresta e abitanti dipinti di bianco che le colonne portanti dell’Enterprise salvano infrangendo più di un protocollo. Il resto, infatti, è come lascia intendere il titolo, una notte buia, fatta di punizioni e separazioni per Kirk (Chris Pine) e Spock (Zachary Quinto), di attentati omicidi ad archivi della Flotta stellare e nuovi cattivi, come lo spietato e apparentemente invincibile John Harrison (Benedict Cumberbatch). A cui l’Enterprise, con l’equipaggio nuovamente riunito, va a dare la caccia sul pianeta Kronos.

Dando inizio a una battaglia senza quartiere che predilige l’azione all’esplorazione scientifica, fughe e lotte all’interazione con stravaganti e colorati alieni, che preferisce insistere su dinamiche fin troppo umane e uniformi come la liason tra Uhura (Zoe Saldana) e uno Spock sempre più sensibile (a differenza del vulcaniano doc incarnato da Leonard Nimoy, che appare in un cameo), o come il senso della famiglia di cui l’astronave diventa il tempio sacro, la dimora. Il “pianeta” intorno a cui tutto scorre veloce, fin troppo, senza lasciare spazio a inutili tensioni, per circa due ore e venti, che sembrano un minuto. Bisogna consumare in fretta, dicono. I passati sono lunghi da raccontare, ed è già tempo di prepararsi al capitolo successivo.

 

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