Il Grande Gatsby: aridatece Patsy Kensit!

Il Grande Gatsby: aridatece Patsy Kensit!


Aridatece Patsy Kensit!

E Robert Redford il bello, Mia Farrow, la malinconica infedele, traditrice fino in fondo, e poi la sensuale e seduttiva Karen Black, il folle e sudaticcio Bruce Dern, Scott Wilson e il narratore interno Sam Waterston, il futuro Vice procuratore Jack McCoy di tanti episodi di Law & Order.
Continuano a scrivere che non bisogna confrontare, che La grande bellezza non è La dolce vita e che, magari, Gatsby non è Gatsby.
Ma se poi ci sono gli scrittori falliti, i burini ripuliti nelle loro mission impossible, i colloni inamidati delle nobildonne, perse lungo i viali delle ville romane (anche se poi li indossa Sabrinona nostra, più nazional-popolare di Baudo) e poi Gatsby e Daisy, la cui voce tintinnava di monetine, come diceva Agostino Lombardo, allora la memoria prende il sopravvento.
Poi arriva la musica house, in entrambi i film, e le sequenze diventano uguali, lo Gangnam Style dilaga, e ringraziando Iddio ancora ci viene risparmiato Psy, ma vedrete che De Laurentis ce lo regala in braccio a De Sica, in Vacanze sulla neve in Corea, che mette la carota dove voi immaginate, alla faccia del pupazzo di neve e di Mazzarri (il pupazzo gli somiglierà, di certo).
Il film è bello. Da vedere.
Bello, ma inutile se hai già visto Moulin Rouge e/o un qualsiasi ‘Gatsby’, da quello con Alan Ladd, un vero delinquente che, in piena festa orgiastica, piglia a pugni un concorrente dietro a una siepe, a quello bruttino con Redford e una piagnucolosa Mia Farrow, scritto da Francis Ford Coppola.
Ne esisteva anche una versione muta, del 1926, ma è andata perduta.
Wikipedia ci racconta che, per la parte di Daisy, sono state prese in considerazione attrici come Amanda Seyfried, Rebecca Hall, Rachel McAdams, Keira Knightley, Blake Lively, Abbie Cornish, Michelle Williams, Natalie Portman, Eva Green, Anne Hathaway, Olivia Wilde, Jessica Alba e Scarlett Johansson, ma alla fine fu scelta Carey Mulligan.
La fanciulla è caruccetta, come direbbero a Roma, un po’ imbronciata, somiglia alla povera Stefania Rotolo, capelli corti ed espressione rabbiosa, il suo peggior difetto, che è poi il difetto vero del film, è che non è spinta dalla “carogna” dei noncuranti – dei menefreghisti, dei ricchi avidi, cinici e senza sentimenti che abitano le pagine di Fitzgerald, da Tenera è la notte a Gli ultimi fuochi, tutti più semplici e concreti della folle Zelda – ma che sembra rinunciare ai suoi sogni per vigliaccheria piccolo borghese, per insipienza… una cretina, non una figura mitica, egoista a tutto tondo, figlia della cultura del denaro americana. Nel suo stolido cuore non batte il dollaro sonante, ma il desiderio di una casetta in Canadà, calda e accogliente, un maritino – seppur traditore – che le rimbocchi le coperte e la porti in vacanza in Costa Azzurra. È il vero difetto del film, che, nell’insieme, è gradevole e da vedere… ma io vi farei vedere anche la Storia di una foca monaca di clausura, e questo credo che lo abbiate capito.

Patsy Kensit

Per gli inconsapevoli,gli smemorati e i distratti: nel 1974 un’appena seienne Patsy Kensit, ancora lontana dalla musica e dal successo cinematografico, interpreta nel film la parte di Pamela Buchanan, la figlia di Daisy.

 

 

 

Posted in

Winston Wolf

Il signor Wolf è un amico di vecchia data di Marcellus Wallace. La sua personalità fredda, cinica e distaccata gli permette di svolgere al meglio il suo lavoro, e lo fa sembrare uno dei migliori nel settore. A chi gli risulta simpatico dice: "Chiamami Winston!".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *