NO, i giorni dell’arcobaleno

NO, i giorni dell'arcobaleno

noAttenzione: non contiene spoiler ma opinioni strettamente personali legate all’attualità italiana.

Esce oggi al cinema il film No, i giorni dell’arcobaleno. Un film fuori dagli schemi, che ripercorre la nascita del movimento del NO per il referendum indetto da Pinochet (obbligato dalla comunità internazionale, imbarazzata dall’aver a che fare con un dittatore dichiarato) per continuare a dirigere il paese per altri 8 anni. Era il 1988, il Cile era terrorizzato dai comunisti e affascinato dal capitalismo, e Pinochet sembrava aver smesso i panni del dittatore marziale per quelli più “giacca e cravatta” del dittatore neoliberale. Pablo Larraìn ci racconta la storia (quasi vera: in realtà furono due pubblicitari) del giovane René Saavedra, pubblicitario in un’agenzia importante, e della sua campagna per il NO. Una campagna sempre sull’orlo della catastrofe, nata con pochissime aspettative e risolta invece a favore della libertà. Un arcobaleno contro la dittatura, un arcobaleno contro i desaparecidos e contro la repressione. L’ottimismo è più forte del pianto, anche se i motivi per piangere sono molti e molto validi. Immagini di repertorio e film si fondono grazie alla scelta del formato televisivo dell’epoca, in una mescolanza tra realtà oggettiva e realtà filmica davvero riuscita. Sullo schermo le immagini della campagna reale colpiscono per il loro linguaggio: un poliziotto cileno aggredisce un manifestante cileno, quello che li accomuna è l’essere cileno. L’arcobaleno accomuna i due uomini. Un mai più svolto guardando al capitalismo, unica scelta possibile per l’allora Cile. Il NO vinse nonostante tutto, nonostante il gruppo di lavoro subisse intimidazioni pesanti, nonostante i desaparecidos e nonostante il malcontento popolare, perché, è storia, il capitalismo, con la sua carica propulsiva di benessere diffuso, arcobaleni di merci e libertà sbandierata ha sempre vinto. I comunisti furono contrari alla campagna, anche se ne presero parte, perché il dolore subito, le perdite di affetti e libertà furono per loro eccessive, e l’arcobaleno del NO non poteva rispecchiare il desiderio di analizzare gli anni trascorsi sotto una dittatura come quella di Pinochet. Guardando il film non si puo’ non fare il tifo per quel bel faccino di Gael Garcia Bernal, per l’ottimismo dell’arcobaleno e per il divertimento che trasmette. I media nostrani oggi vogliono (grazie anche all’intervento di Roberto Saviano) raccontarci la storia di come sia possibile un superamento del passato in chiave ottimistica, come a dire: “Visto? Ci è riuscito il Cile, perché non dovremmo noi?”. Eppure, ripensandoci a qualche giorno di distanza, non posso non vedere quell’arcobaleno, così pieno di sogni e speranze, virare al grigio del capitalismo che tutto livella (altro che comunismo!) e tutto, alla lunga, distrugge. Il Cile si è sbarazzato, senza spargere sangue (senza spargerne altro), grazie ad un NO, di un dittatore, ma si è votato ad un sistema che negli anni uccide tutti, il capitalismo selvaggio che per colpa di banchieri e giocatori d’azzardo ci toglie, dopo averci regalato a man bassa, anche l’acqua da bere e l’aria da respirare. Ma questa è un’altra storia: il film è molto interessante, sia per come è girato che per le tematiche che affronta. Andate a vederlo, e magari ne riparleremo. Tenendo sempre a mente che certi meccanismi, quelli della felicità nonostante tutto, del benessere ad ogni costo e dei meccanismi pubblicitari adattati alla politica, forse non li conosce bene nessuno quanto noi italiani.

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