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Thurston Moore: cinque buoni motivi per ascoltarlo, idolatrarlo e… perdonarlo

E va bene, anche stavolta ce ne faremo una ragione. Dopo l'(in)attesa fine dei R.E.M., la saga dal titolo Le Band A Un Certo Punto Si Sciolgono – Tranne i Rolling Stones, si arricchisce ufficiosamente di un nuovo capitolo.

Addio Sonic Youth. Thurston Moore e Kim Gordon si separano dopo trent’anni insieme e sulla band manifesto della cultura indie dei mitologici eighties-nineties cala il sipario.

In epoca di precarietà dovremmo essere assuefatti al mantra del “niente è per sempre”, ma chi ha stabilito che tutto deve per forza avere avere una data di scadenza? Di sicuro qualcuno di più saggio e cinico di noi, ancora caparbiamente desideroso di cercare l’eccezione. Di noi che pur non credendo al mito dell’amore eterno, avevamo fatto di Thurston & Kim il simbolo della possibilità, i santini del sentimento a lungo termine. Lui dinoccolato chitarrista nerd con la vena dello sperimentatore, lei icona musicale e di stile di otto anni più “anziana”, definizione in carne e ossa del concetto di coolness. Insieme una coppia inossidabile. Con Lee Ranaldo e Steve Shelley una band che ha sfornato circa venti album e numerosi capolavori (da Daydream Nation a EVOL), riuscendo a rendere godibile anche il rumore, a dare un preciso senso alla libera associazione di suoni e idee.

Non li ascolteremo, più.
Non c’ è bisogno di chiedersi perché. Il futuro è un’incognita. Il presente è stasi e un fluire di progetti solisti. E, mentre Kim al momento tace, Thurston cammina da solo. Con un tour che presenta al pubblico Demolished Thoughts (che farà tappa a Roma l’8 dicembre), l’album “acustico” realizzato con Beck, il terzo da solista dopo Psychic Hearts (1995) e TreesTrees Outside The Academy (2007).
Vorremmo boicottarlo. Vorremmo addossargli la colpa – o almeno la metà – della fine della nostra Gioventù Sonica, eppure non possiamo non seguirlo nelle sue nuove avventure. La spiegazione è tutta nelle parole della prefazione di Lisa Crystal Carver per Alabama Wildman, antologia di pensieri di Moore, Thurston: mani grandi, bocca grande e bella. Parla molto. Psichedelia, Sogno Americano. Il suo sogno è sognare. Ama l’arte, si diverte con i suoni e le parole, non ha paura di far loro del male, lui sa che niente si distrugge, ma si trasforma soltanto. È tutto un viaggio. […] Fa surf sui simboli, poi li spezza in due, libera gli altri con il suo io libero.
Se non bastassero queste parole, ecco cinque validi motivi per perdonarlo.

  1. Perché sperimenta con il noise ma non ha paura delle chitarre acustiche. Ma non sarà mai il modello di songwriter emaciato e depresso tanto di moda dagli anni Zero in avanti. E quando si lancia nella dimensione acustica lo fa secondo le sue regole, come in Demolished Thoughts, album in cui un altro sperimentatore, Beck, ci mette lo zampino e ricrea le atmosfere del suo Sea Change, contribuendo a dare una definizione vintage folk del noise e viceversa attraverso multiformi sogni al rallentatore. E tutti hanno bisogno di nuovi sogni.
  2. Perché è ancora il sacro custode della libera associazione di pensieri, parole e intuizioni. Oltre che dei suoni, ça va sans dire. La sua poetica pesca dalla memoria e dall’immaginario, trovando un fil rouge tra concetti distanti, immagini diametralmente opposte, sensazioni apparentemente contraddittorie. La sua incessante ricerca fa bene alla musica e al cervello. Lasciando la speranza che oltre al modello lobotomizzato da guido di Jersey Shore (o tronista della De Filippi), artista indie per moda, nullafacente riciclatosi in Dj, c’è dell’altro. Del sostanzioso altro.
  3. Perché in un mondo di cedimenti, debolezze e compromessi, procede alla sua personale velocità e non ha paura di nuotare controcorrente. Né di dedicarsi alle sue passioni, molto lontane dal capriccio della star annoiata. Cura e scrive libri: Alabama Wildman, Mix Tape: The Art of Cassette Culture, Punk House: Anarchist Interiors, No Wave: Post-Punk. Underground. New York. 1976-1980 (insieme a Lydia Lunch), Grunge. Musicologo e poeta insieme, pubblica articoli su riviste di musica e poesie su antologie. Da un blog ha creato una casa editrice, Flowers & Cream Press, insieme a Elaine Kahn dedicata alla divulgazione di opere di giovani poeti contemporanei.
  4. Perché ancora si diverte a fare dei mixtape e regalarli ad amici e conoscenti. Ci registra pezzi delle sue band preferite (per esempio il noise made in Japan) e dei suoi idoli (Patti Smith in primis) e li adorna con disegni a penna e note personali. Cura in prima persona il materiale promozionale, fanzine comprese, della sua etichetta, la Estatic Peace, dando libero sfogo alla sua folle creatività, manuale e intellettuale. Facendo sentire meno vintage e irrimediabilmente nerd chi ancora si commuove davanti a vecchie cassette da riavvolgere rigorosamente a matita.
  5. Perché anche se la probabile fine Sonic Youth sarà dura da digerire, a dispetto di ogni logica e matura spiegazione, e il futuro rimarrà un’incognita, nonostante poco proficue congetture, non si può non rimanere conquistati dal suo essere adorabilmente hipster-nerd, mai gratuitamente presuntuoso ma affetto da congenita curiosità.

Credo che siamo una generazione tormentata da eccesso di documentazione e informazione. Io, invece, sono più intrigato dal mistero che dalla storia.
E, allora, che mistero sia…

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