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Più libri più liberi, una fotografia di dieci anni della piccola e media editoria italiana

Dai 30mila visitatori del 2002 ai 57mila del 2010: +88%. Circa 40mila copie vendute il primo anno, 90mila nel 2011: +125% (con una spesa media per visitatore che è stata nel 2010 di 35,22 euro (1)).

E ancora, nel 2003 la Piccola e media editoria (PME) valeva l’8,5% del mercato complessivo dell’editoria italiana, lo scorso anno rappresentava con 395 milioni di fatturato l’11,6% (2). Se poi osserviamo l’andamento in libreria e nei canali trade delle piccole e medie Case editrici presenti in Fiera negli ultimi tre anni (2008-2010), la crescita di fatturato risulta ancor più consolidata: si passa dall’11,7%  al 13,5% (3).

È in questi numeri che si racchiude la storia non solo di Più libri più liberi ma anche della piccola e media editoria (PME) nel primo decennio del nuovo millennio.

Proviamo a capire le ragioni.

Più libri più liberi ha messo in luce, dall’inizio del decennio scorso, quella qualità e articolazione dell’assortimento che andava in qualche misura smarrendosi all’interno dei multistore e delle grandi librerie di catena che iniziavano ad aprire a ritmo crescente in quegli anni.

Agli albori del nuovo millennio il mercato nazionale e lo scenario internazionale apparivano ben diversi da oggi. Con i tre big player (Amazon, Google, Apple) ancora lontani dallo scardinare i paradigmi del commercio e produzione mondiale di libri, il web era ancora 1.0; social network, self publishing e mercato mobile risultavano ancora fantascienza. Così come appariva diverso il panorama distributivo nazionale e il rapporto tra catene, librerie a conduzione familiare e librerie on-line: queste ultime valevano lo 0,2% del mercato complessivo; oggi siamo al 6% e le catene a oltre il 42%.

In questi anni di forti cambiamenti la crescita della PME è quindi il frutto di una continuità di ricerca e di scoperta delle tante nicchie di mercato e di domanda: dai bambini al viaggio, dalle letterature di altri paesi alla riproposta dei piccoli e grandi classici dimenticati, dalla ricerca di “giovani” esordienti come di nuovi “generi” letterari, di segmenti di domanda legati alle nuove forme del turismo e del tempo libero; ecc. La radice del successo della PME sta in larga parte nella sua capacità di anticipare e seguire questi cambiamenti all’interno di una più generale attenzione agli elementi di “qualità” editoriale dei suoi diversi progetti editoriali. E in questo percorso non semplice Più libri più liberi ha offerto supporto alle PME fornendo loro una vetrina di massimo prestigio rivolta ai lettori e continue opportunità di aggiornamento e confronto tra addetti ai lavori.

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