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Palle di Natale

E’ Natale tra poco, e puntuali come il vischio e le luminarie per le strade arrivano anche le nuove proposte nel settore musicale. Il settore dei dischi, inutile dirlo, è in grossa crisi e le case discografiche continuano il loro lavoro senza guardare in faccia nessuno. Le idee mancano e i soldi anche.

I grandi nomi comunemente fanno uscire il disco in questo periodo in modo che tra i pochi dischi che vengono venduti ci sia anche il loro; il problema è che il più delle volte si tratta o di ristampe di un disco già uscito da poco, pessima abitudine ormai presa da molti, o di edizione del decennale, ventennale, edizioni legacy o deluxe, oppure peggio ancora dei temibili Best of & Greatest Hits, raccolte fatte ad hoc con massimo uno o due pezzi nuovi se va bene o nessun inedito se dice sfiga…o meglio l’artista in questione è morto. Insomma ci troviamo davanti a delle vere e proprie Palle di Natale!

Renato Zero e Claudio Baglioni, puntuali come la morte, arrivano a dicembre con la raccolta e/o ristampa: l’anno scorso Zero aveva ben cinque titoli fuori, quattro ristampe e una raccolta con due pezzi inediti, mentre quest’anno invece solo con due ristampe e una raccolta sempre con due inediti. Sinceramente mi sembra sempre di più una presa per il culo verso i suoi temibili estimatori, e se dico “temibili” è proprio perché molto spesso ho a che fare con loro. Il Renatone nazionale con la raccolta Puro Spirito non è che aggiunga molto alla sua carriera, più interessante invece il recupero di Voyeur e del doppio Renato Zero da tempo entrambi fuori catalogo.

Claudio Baglioni quest’anno ha superato se stesso, ha ripubblicato la cosiddetta versione Legacy di quello splendido disco che è stato Strada Facendo. Per chi non lo sapesse normalmente le edizioni Legacy straniere sono fatte quasi sempre estremamente bene, del tipo edizione a tre dischi con libretto fotografico, primo compact disc con la versione rimasterizzata del disco, secondo compact disc magari con del materiale dal vivo raro ed eventualmente un terzo compact con delle rarità, inediti vari e magari le versioni dei 45 giri con relativo lato b dell’epoca. Baglioni no, lui no: primo disco album remaster, secondo disco dal vivo…peccato che sia la stessa scaletta del primo disco anche se dal vivo e per giunta preso da dischi già editi e disponibili come Ale-oo, Assolo, A-live e le altre migliaia di dischi dal vivo giùusciti in precedenza, terzo disco di nuovo la stessa scaletta di Strada Facendo solo che presa da esibizioni varie tenute per il fan-club e unica cosa veramente interessante alla fine del disco come bonus tracks sono stati aggiunti i pezzi che erano nel 45 giri di Avrai, cioè la stessa Avrai in versione normale e strumentale e l’intermezzo 5 che all’epoca chiudeva il discorso iniziato su Strada Facendo. Interessante quanto ti pare ma alla fine si tratta di tre cd con le stesse canzoni…

Anche Daniele Silvestri e i Subsonica hanno ristampato il disco precedente con pezzi aggiunti e naturalmente aumentando il prezzo (che in questo periodo è come ricevere una mazza da baseball sulle gengive), Ligabue aveva già ristampato il disco precedente in versione deluxe: farlo una terza volta significa fare una Tatangelata (altra specializzata in mancanza d’idee) per cui ha ripiegato sul triplo dal vivo con aggiunta di un pezzo inedito per cd, ma scommetto che quando uscirà il dvd dello spettacolo dal vivo ristamperà il triplo cd in aggiunta al dvd.

Insomma anche quest’anno tra uscite doppie e triple c’è il consueto casino natalizio che confonde la gente che giustamente è restia a tirare fuori isoldi per dei dischi che ha già comprato. Invece per la serie Il Cadavere è Ancora Caldo, quest’anno avremo il nuovo disco di Amy Winehouse, novità parziale poiché buona parte dei pezzi in realtà erano già usciti in versione leggermente diversa, e come se non bastasse anche il “nuovo” Immortal di Michael Jackson, che poi non è altro che la colonna sonora dello spettacolo dei Cirque Du Soleil che non hanno fatto altro che replicare quello che avevano fatto in precedenza con Elvis Presley, cioè rimaneggiare la musica cambiando gli arrangiamenti delle canzoni lasciando la traccia vocale intatta, con la differenza che con Michael Jackson non hanno osato più di tanto e alla fine purtroppo il disco sembra più una raccolta di remix. Di altro livello invece siamo con Sogno N°1 di Fabrizio De André, un progetto fortemente voluto da Dori Ghezzi che con la complicità di Geoff Westley e della London Symphony Orchestra, progetto che unisce la voce di Faber alla grande orchestra, creando un’atmosfera inedita per alcune delle sue canzoni, tra le quali quelle della vecchia produzione del cantautore come Preghiera in Gennaio e Valzer Per Un Amore, raggiungono livelli di emozione altissimi; nel disco ci sono anche Vinicio Capossela e Franco Battiato come ospiti.

Ci sono state altre uscite in questo periodo che si vendono relativamente bene: Tiziano Ferro con il suo L’amore è una Cosa Semplice  si è rivelato alla fine un buon compromesso tra la qualità e l’esito commerciale, dando alle stampe alla fine un buon prodotto, quantomeno onesto, e Mina con il suo Piccolino che finalmente ha messo in commercio un bel disco, ascoltabile e godibile, grazie anche alla bellezza di alcune canzoni scritte tra le altre cose da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ma soprattutto al recupero di un vecchio pezzo scritto dal suo ex caro amico Paolo Limiti.

Le vere sorprese di questo periodo, naturalmente secondo il mio modesto parere, appartengono a due cantanti straniere, Florence+The Machine che con il suo Ceremonials si conferma una cantautrice atipica ed effettivamente fuori dagli schemi ma che da alle stampe un disco godibilissimo e “oscuro” allo stesso tempo, preceduto da esibizioni live intime come quella per la BBC ed emozionante come poche: con Ceremonials siamo dalle parti di Kate Bush, sia come voce sia come tipologia di disco. Florence Welsh da in pasto al pubblico i suoi mostri e paure esorcizzandoli e trascinando l’ascoltatore in un mondo dal quale si esce comunque divertiti.

E l’altra sorpresa è proprio Kate Bush che in questo 2011 tira fuori ben due dischi, come aveva fatto in precedenza nel 1978 con i suoi The Kick Inside e Lionheart pubblicati a nove mesi di distanza l’uno dall’altro. Stavolta si tratta di The Director Cut dove rilegge il materiale tratto da The Sensual World e The Red Shoes, e a pochi mesi di distanza arriva invece 50 Words For Snow, album inedito e stagionale, dedicato all’inverno e alla neve, solo sette pezzi ma per oltre sessanta minuti, preceduto dal singolo Wild Man dedicato alla figura dello yeti, che tra l’altro è il pezzo più “movimentato” dell’album mentre il resto invece risulta lieve ed etereo. Nel disco si avvale della collaborazione tra l’altro di Elton John in duetto con lei nella splendida Snowed in At Wheeler Streets, storia d’amore tra due pupazzi di neve persi nel tempo, il figlio Albert Mc Intosh detto Bertie duetta con lei nelladelicatissima Snowflake, mentre nella canzone che da il titolo al disco troviamo l’attore Stephen Fry (Wilde e V per Vendetta ) nella parte del Professor Joseph Yupick che per l’appunto elenca le 50 parole che indicano la neve.

Tra le altre cose ultimamente è uscito anche il disco di Laura Pausini ma per quello vi basti il titolo dell’articolo.

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