Cosa piove dal cielo?

Cosa piove dal cielo?

Arriva nei cinema (il 23 marzo) il vincitore del Marc’Aurelio d’Oro 2011, il premio del Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Cina. Uno splendido lago, magnifiche montagne sullo sfondo, una barchetta e due giovani sopra. La disgrazia arriva dal cielo. In forma di mucca.

E ci trasporta a testa in giù in Argentina, a Buenos Aires, nella “Ferreteria De Cesare” a conoscere Roberto (Ricardo Darin, strepitoso), un uomo di mezza età alle prese con la conta dei chiodi contenuti nelle scatole. La vita di Roberto è così, solitaria, vive e lavora nella sua ferramenta ereditata dal padre emigrato dall’Italia, conta i chiodi e colleziona di tutto: animaletti di vetro per la bacheca dedicata alla defunta madre, barattoli, cose. E storie incredibili. Come quella dei due amanti di Catanzaro, morti durante l’orgasmo raggiunto in una macchina parcheggiata sul ciglio di un burrone: nella frenesia del loro amore hanno tolto il freno a mano. Il destino è crudele e inspiegabile. E a Roberto piace collezionare storie così.

Un giorno la Cina gli manda qualcosa: una storia, una persona. Un giovane ragazzo che non parla una parola di spagnolo viene sbalzato fuori da un taxi in corsa. Il giovane trova Roberto. Che, pur imprecando, decida di aiutarlo: il nostro protagonista è in fondo una brava persona. Scontroso e burbero, un solitario, ma anche coraggioso e con un forte senso della giustizia. Il giovane Jun (interpretato da Huang Sheng Huang) ha tatuato sul braccio un indirizzo, che dovrebbe portarlo dal suo “tapuo”, suo zio. Ma il negozio dell’indirizzo è stato comprato, dello zio nessuna notizia: l’ambasciata e la polizia non possono dargli ospitalità, così Roberto non ha altra scelta che tenere il giovane con se. La vita cambia in modi inspiegabili, e il regista del film Sebastián Borensztein (già attore, al suo secondo lungometraggio) si diverte a ricordarcelo realizzando una pellicola divertente e intelligente, con una grazia nel tratteggiare i personaggi che difficilmente si trova in giro. La meticolosità del protagonista è palesata da ogni dettaglio che lo circonda, dallo spegnere la sveglia quando scoccano le 23:00 esatte all’aeroplanino che ciondola nella macchina.

Cosa piove dal cielo? è la storia di un uomo che scavalca il muro creato dall’incomprensibile lingua cinese grazie ai gesti e al suo essere, prima di tutto, buono, e nonostante qualche imprecazione anche gentile. Ricardo Darin e Huang Sheng Huang ci regalano due personaggi che non si possono non amare, così diversi l’uno dall’altro, così bravi nel riportarci i caratteri psicologici, diametralmente differenti ma entrambi fieri e coraggiosi. E’ un Marc’Aurelio d’Oro super meritato, a chiosa di un Festival Internazionale del Cinema di Roma giunto alla sesta edizione che conserva, nonostante le difficoltà politiche, un carattere internazionale e indie “che ci piace tanto”. 

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