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Noel Gallagher’s High Flying Birds

Ti sei allontanato e hai rubato / provi a metterti nei miei panni ma non ti appartengono”.
Noel Gallagher, lo sanno anche i muri, dalle scarpe ha da togliersi ben più di un sassolino. Diciamo anche tutto un sentiero di ciottoli da scagliare prontamente addosso all’amato-odiato fratello con la precisione di un lanciatore del peso. Benvenuti nel nuovo capitolo della più avvincente soap musicale del millennio, Casa Gallagher, la cui nuova puntata va in onda non a colpi di birra, insulti e denti sputati al tappeto ma di canzoni.
Riassunto delle puntate precedenti: dopo l’ennesima lite con quel concentrato di istinto e sregolatezza, altrimenti noto come Liam, Sua Calma Noel lascia il gruppo. Definitivamente. Chi ha bisogno di quel rompiballe secchione di Noel? I superstiti si riuniscono con il nome di Beady Eye. I fan li osannano, per ovvio incommensurabile e sempiterno amore, ma certi vuoti sono veramente difficili da colmare. Soprattutto se a causarli è colui che ha scritto Wonderwall e Don’t Look Back In Anger Il nuovo episodio riprende da dove ci eravamo lasciati: il taciturno e composto Noel, ispirato da un vecchio brano dei Jefferson Airplane, sceglie una nuova incarnazione, Noel Gallagher’s High Flying Birds, e torna in pista con un album eponimo destinato, se non a mettere la parola fine all’annosa diatriba, quantomeno a concedergli un (in)colmabile vantaggio sul pestifero parente. L’impeto della gioventù lascia spazio a una maturità più articolata e consapevole. A quarantaquattro anni non ha più il tempo di andare a sfasciare pub, preferisce godersi privatamente e professionalmente una nuova e più corposa fase della vita. Il passato non si può cancellare, certo, ma si può lasciare evolvere nel modo più naturale: le sue “storiche” melodie dal sapore brit-pop sono sempre presenti (If I Had A Gun, AKA…Broken Arrow) arricchendosi di nuove intuizioni, come l’eco di una New Orleans vintage (Dream On) o escursioni psichedeliche (Stop The Clocks). Il presente è in continuo mutamento, come s’intuisce dall’assolo di tromba di The Death You And Me, riproposto nella surreale protest song Soldier Boys and Jesus Freaks. L‘ispirazione continua a venire dai migliori Lennon e McCartney, ma Noel ha il piglio del cantautore di razza: ascolta, rielabora e esplora. Fino a sorprendere. Con una AKA..What A Life in cui fanno capolino una ballabilissimo groove pianistico, falsetti e un pizzico di elettronica ipnotica. La conclusione? Per un Liam che ha – per quanto non lo ammetterebbe mai neanche sotto tortura – bisogno di un Noel, c’è un Noel che non ha bisogno di nessuno, se non di se stesso. L’ultimo round di questa poco proficua, quanto sottilmente avvincente, guerra tra fratelli coltelli lo vince lui.

 

 

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