Like Crazy

Jacob (Anton Yelchin) e Anna (Felicity Jones), s’incontrano al college, a Los Angeles. S’innamorano e si mettono insieme. Anna però è una cittadina inglese, e quando il suo permesso di soggiorno scade al conseguimento del diploma, tenta dapprima di rimanere da “illegale”, poi è costretta a tornare a Londra. Respinta alla dogana ogni volta che prova a rientrare negli States, Anna è costretta a dare il via ad una relazione a distanza, che si dimostrerà faticosissima sia per lei che per Jacob.

Che cos’è l’amore? L’amore è quel sentimento imperituro, perenne, profondo e violento in grado di superare tutte le difficoltà? Oppure è più il risultato di un contesto, di una situazione, e la necessità che ognuno di noi ha per trovare la felicità necessaria a passare bene le proprie giornate?

Like Crazy, scritto e diretto da Drake Doremus, è un film d’amore che tenta di rispondere a queste difficili domande e lo fa andando a toccare tasti e situazioni che difficilmente lasciano indifferenti lo spettatore. Non per niente il film ha vinto il Gran Premio della Giuria allo scorso Sundance Film Festival (e ha raccolto un premio anche per la protagonista femminile). Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma dove il film è stato proiettato fuori concorso. Caso vuole che nel corso dello stesso festival, l’anno scorso però, mi sia imbattuto in quel capolavoro di Animal Kingdom, film fuori concorso vincitore della stessa categoria del Sundance. Per questo motivo mi ero incuriosito mesi a fa e sono andato a scoprire quale film avesse meritato tale riconoscimento, e Like Crazy mi aveva subito incuriosito: complice una trama molto vicina ai temi di molti dei miei titoli preferiti (Prima dell’AlbaEternal Sunshine of the Spotless Mind500 Giorni insieme) quindi capirete bene come sia andato in sala: affamato di cinema.

L’inizio del film aveva un po’ freddato le mie attese. Troppo didascalico nel delineare in (relativamente) pochi minuti la nascita di una storia d’amore che viveva di immagini molto belle ma di poche emozioni. Tirate fuori veloci, come un film in scorrimento avanzato. Una serie di sequenze che tutti riconoscono come tipiche dell’innamoramento: i protagonisti sulla spiaggia, i regali, le ore passate a letto. Diciamo che questo attacco un po’ “piatto” mi aveva scoraggiato, ma non avevo ancora ben capito e inquadrato dove il regista volesse andare a parare.

L’ho capito molto presto. Il film decolla quando l’idillio si rompe. Quando il destino si mette di traverso. Quando l’imprevisto, la cosa che rompe un’ecosistema altrimenti perfetto, fa capire ai nostri giovani protagonisti che non andrà tutto bene e non vivranno insieme felici e contenti come in una favola Disney.

Il primo stop al rapporto tra i due è brutale. Si passa da scene molto tristi in cui la protagonista viene fermata alla dogana, a scene altrettanto stranianti in cui, mesi dopo, i due non solo non si sono più rivisti, ma nemmeno si chiamano più.

L’effetto “straniamento” è voluto e ricercato dal regista. Non solo nella scelta di trama di creare una serie di tira e molla tra i protagonisti, ma anche nelle scelte registiche. Spesso infatti a livello di montaggio è facile venire spiazzati. La stessa inquadratura che ha appena testimoniato l’addio dei protagonisti viene tenuta prolungatamente sullo schermo e diventa sede di una nuova scena, ambientata però mesi dopo. Ampio uso viene fatto anche del fast-forward e dello slow motion (direi che ormai quest’ultimo è una chicca del genere cinema d’autore, cari registi non è ora di innovare?).

Queste scelte di montaggio però oltre che straniare hanno un senso. Descrivono bene delle transizioni, tipiche di una storia d’amore, in cui si passa col tempo da una fase all’altra. Se prima i due protagonisti si guardano innamorati, dopo un po’ l’evolversi del rapporto a distanza inizia a mostrare le crepe. Ed è qui che il film entra nel vivo e crea emozioni. Mostrando l’evoluzione delle crepe di un rapporto. Allo stesso modo in cui Eternal Sunshine of the Spotless Mind riesce col montaggio a mostrarti l’evoluzione di un rapporto d’amore da sconosciuti a folli amanti, così Like Crazy mostra l’evoluzione di un rapporto immaturo e folle in un rapporto maturo pieno di incomprensioni e di problemi. E il regista sceglie di far vivere questa evoluzione attraverso la ricostruzione fedele di tutti quei piccoli momenti di scazzo che fanno parte della vita di una coppia. Non quelli banali, sia chiaro. Quelli più importanti. Quelli che fanno capire che qualcosa non va. I classici campanelli d’allarme, che nella trama poi diventano sempre nuovi momenti di distanza e di separazione non solo fisica.

Cosa succede a un rapporto frammentato? A distanza? Che spesso qualcuno, l’altro o l’altra, ci si mette in mezzo. Ed è anche questo Like Crazy. Nel corso della trama ci sono un paio di personaggi (interpretati da Jennifer Lawrence e Charlie Bewley) che hanno un ruolo non marginale. Per chi infatti non crede che l’amore sia eterno il regista mostra cosa accade ai nostri protagonisti quando rimasti soli si affacciano all’esterno e agli altri. Si trovano avvinghiati in nuove storie. Con persone altrettanto interessanti e altrettanto in sintonia. Che poi basti un sms a mandare all’aria tutto e far tornare i nostri Jacob e Anna insieme, questo è un fattore secondario. Le casualities  in Like Crazy sono all’ordine della mezz’ora.

Non vi tedio oltre nel raccontarvi l’infinito tira e molla tra i protagonisti. Vi consiglio di scoprirlo da soli vedendo il film che vive bene grazie anche a una bella fotografia, degli attori molto bravi e a una regia non banale e ricca di effetti particolari (come raccontavo poco sopra).

Il finale rappresenta secondo me al meglio la risposta alla domanda che facevo all’inizio. Esiste l’amore eterno o a volte si va avanti trascinando il ricordo di qualcosa di magnifico invece di cercare nuove esperienze? 

La risposta data dal regista sembra propendere più per la seconda ipotesi: troppi gli intoppi nella storia di questi due giovani, che alla fine del film tanto giovani non sono neanche più.

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