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Cowboy & Aliens

United we stand, divided we fall. Il vecchio messaggio di positività “possibilista” ha sempre avuto un grande alleato nel cinema. Perché l’unione, soprattutto tra le diverse etnie che compongono quel gran calderone umano chiamato Stati Uniti d’America, fa la forza. Sempre. Anche quando nel vecchio e selvaggio West, non è il solito bandito-assalta-diligenze o un pistolero tanto intrepido quando ignoto a portare scompiglio tra gli abitanti di remote e polverose cittadine, ma una banda di mostruosi alieni avidi d’oro che rapiscono umani per studiarne le debolezze.

Siamo ad Absolution, New Mexico, nel lontano 1875. In pieno deserto un cowboy confuso (Daniel Craig) si risveglia da un lungo sonno. E si ritrova adornato di un misterioso bracciale. Trascinatosi nella città più vicina, scopre di avere una ghiotta taglia sulla testa. Non prima di aver aver avuto un alterco, a base di proiettili volanti, con il figlio di un potente signorotto locale (Harrison Ford) e aver fatto la conoscenza di un’inafferrabile damigella (Olivia Wilde). Quando sta per essere consegnato alla giustizia federale fanno la loro comparsa all’orizzonte strani oggetti luminosi, in grado di accalappiare esseri umani con lazzi super moderni. Mentre il mistero imperversa e il terrore cresce in maniera esponenziale, si delineano i fronti di quella che si preannuncia una sanguinosa (?) battaglia. Da un lato esseri umani disorientati, cinturoni, pistole, cavalli, stivaloni, un bambino pronto a diventare uomo, un inutile cane, scalcagnati fuorilegge e una tribù di diffidenti e fieri Chricahua Apache. Dall’altro strane e viscide creature, dai mefistofelici occhi rossi e il sangue verde prato. Silenziose e corpulente, non dettano condizioni, non spiegano le loro motivazioni, non complottano, ma agiscono. Ed è quanto basta a scatenare la guerra. Chi vincerà? Con Han Solo (o Indiana Jones, se preferite) e James Bond dalla stessa parte il risultato è scontato.

 I tempi dello sci-fi poetico alla E.T. saranno pure lontani (anche se lo stesso Spielberg che ha prodotto Cowboy & Aliens ha riportato quelle atmosfere eighties in Super 8), ma sembrano svaniti anche quelli dei super effetti speciali, che Jon Favreau (il regista) decide di ignorare. Preferendo giocare sul sicuro, con un mix di generi poco intrigante e una manovra di allontanamento dalla profondità della graphic novel creata da Scott Mitchell Rosenberg, e creare una storia visivamente e narrativamente superficiale e unidimensionale. Se l’ambientazione western riesce a concedere qualche piccola citazione dei classici del genere è quella fantascientifica che non conquista. Insieme a una sceneggiatura poco ispirata, nonostante l’apporto di ben cinque penne, che non diverte, non commuove ma procede inserendo il pilota automatico fino all’inevitabile climax, un grandioso abbraccio collettivo tra le diversità. Ottimo come spot per la fratellanza universale.

 

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