That was just a dream, just a dream… I R.E.M. annuciano il loro scioglimento. Ma non è stato solo un sogno.

That was just a dream, just a dream... I R.E.M. annuciano il loro scioglimento. Ma non è stato solo un sogno.

“We’ve been through fake-a-breakdown
Self hurt
Plastics, collections
Self help, self pain,
EST, psychics, fuck all
I was central
I had control
I lost my head
I need this
I need this”

Come apprendere da un tweet di una star dell’NBA, il cui profilo stai leggendo senza spiegarti come ci sei arrivata, che una delle tue band feticcioha detto basta. I R.E.M. si sciolgono e il primo boccone di un peccaminoso spuntino di mezzanotte va di traverso.

 Tutta colpa di Pau Gasol. Forse il “gigante-spagnolo-che-assomiglia-a-Charles-Manson” starà ancora smaltendo i postumi della sbornia celebrativa post vittoria agli Europei. Forse si diverte a prendere in giro i lettori casuali. E invece… i R.E.M si sono sciolti sul serio. Incredulità. Stordimento. Riflessione. Eppure quella strana concessione di una propria canzone a uno spot pubblicitario avrebbe dovuto mettere tutti in guardia…

“Non si erano già sciolti?” suggerisce la voce fuori campo. Che si produce in una serie di mirabolanti ipotesi, dal complotto anti-major alla presunta inimicizia tra Stipe e compagni, fino a che la notizia del puntualissimo Greatset Hits, Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011 apre nuovi interrogativi: operazione di marketing o esperimento in stile Truman Show? In un’era in cui ogni vuoto è diversamente colmabile, il cinismo tinge ogni pensiero. Il cinismo genera enorme spreco di parole.

“Meglio abbandonare la festa quando è ancora nel vivo”, hanno detto. Anche nel momento dell’addio – dell’arrivederci, preferiamo vederla così, perché nell’arte nulla è scritto nella pietra – i tre ex-ragazzi di Athens hanno saputo mantenere l’eleganza innata e la signorilità. Dimostrando ancora una volta di essere deliziosamente e orgogliosamente fuori tempo. Come hanno fatto per tre intensi decenni, osservando il mondo e restituendo il loro inimitabile punto di vista. Con l’intensità e la passione di chi ha una visione precisa del rock e della musica e non è disposta a scambiarla con tendenze e assegni al portatore. Con la forza di esibizioni live a cui era impossibile non cedere. C’è chi sceglie scorciatoie, chi mette fine al viaggio prima dell’arrivo. Loro, invece, sono giunti a destinazione sani e salvi.

 Ed è stato un gran bel viaggio. Di quelli che non sai con precisione quando e perché sono iniziati. I R.E.M., in fondo, ci son sempre stati. Erano nelle prime riviste musicali ordinate via posta, custodite come tesori sacri. Erano in tutti i mixtape preparati per segnare le giornate importanti o per scambiare musica con gli amici. Erano nei primi maldestri esercizi con la chitarra. Erano nei telefilm che ci si divertiva a odiare. Erano nelle piccole cittadine di provincia e nelle metropoli, in Italia come negli USA. Erano in entrambi gli emisferi in cui si divideva la musica, underground e mainstream, quando ancora non ci si rassegnava all’esistenza delle vie di mezzo. Erano negli autunni e nelle primavere da canticchiare nelle macchine altrui, nelle cause da sostenere, nel DVD lo-fi assemblato per colorare le giornate più grigie. Erano nei vinili, nelle cassette, nei compact disc e negli mp3. Erano e sono patrimonio di tante generazioni. Chiedetelo pure a “una ragazza di quindici anni di età”. Non farà scena muta.

“E vabbè, mica sono morti”, incalza la voce fuori campo. Come darle torto? In fondo, il futuro è tutto da scrivere e la musica, per quanto banale possa sembrare l’affermazione, è immortale. Il loro contributo è innegabile e non deve essere spiegato. Nonostante una certa malinconia, domani ci saranno ancora le varie Country Feedback, Orange Crush, Find The River, Radio Free Europe, Drive, Losing My Religion, Electrolite, Daysleeper, Imitation Of Life – e sì, anche Everybody Hurts – a tenere compagnia e a sprigionare nuovamente il loro “superpotere” taumaturgico. Perché solo i R.E.M. possono aiutare a superare la perdita dei R.E.M. Impossibile? Provate a montare il vostro film personale con spezzoni di esibizioni live (o surfate su YouTube), guardate intensamente per una decina di minuti al giorno e ogni tipo di nuvola svanisce. Nel caso l’esperimento sortisca l’effetto contrario, resta sempre uno spuntino di mezzanotte con Pau Gasol. A patto che vi teniate lontani dal suo profilo Twitter.

 

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