Silvia Fossati

Vive in una cassetta degli attrezzi. Si nutre di vinili e pellicole. È orgogliosamente vintage. Non si scatterà mai una selfie.

The Divergent Series: Insurgent

“Qualcuno mi spiega cosa sta succedendo?”. Mai una battuta di un film fu più appropriata. Il capitolo centrale di ogni trilogia letteraria trascinata sullo schermo è sempre la più rischiosa. Perché ha l’arduo compito di tenere in equilibrio le funamboliche premesse del precedente e mantenere un stato di calma apparente ma comunque stuzzicante in vista dei fuochi di artificio riservati al finale (che sarà, come vuole un trend recente, diviso

Big Eyes, di Tim Burton

Il manuale del filmmaker di successo suggerisce che idee e arte, pur combinandosi in modi sempre diversi, abbiano sempre lo stesso obiettivo. Confondere ma non deludere. Tim Burton, uno che le regole ha sempre preferito scriversele da solo, crede invece che nel cinema valga la pena correre dei rischi seri. Big Eyes, ispirato alla storia vera di Walter Keane, uno dei pittori americani più noti tra la fine degli anni

FRANK

“Ecco la canzone più carina che abbia mai scritto. La coca cola ti farà ballare tutta la notte, tutta la notte. Baciami, baciami e basta. Baciami, Afrodite”. Frank (Michael Fassbender) è un talento puro. Spigoloso, eccentrico, ispirato da piccole cose che diventano grandi idee. Amante della dissonanza, della rottura degli schemi, eccentrico e perfezionista fino all’inverosimile, vive eternamente protetto da un testone gigante di cartapesta che usa sul palco come

Solo gli amanti sopravvivono

Per ripulire il mondo dagli hipster o presunti tali… arriva Jim Jarmush. Per la precisione arrivano i suoi emissari, i suoi alter ego “cinematografici”, una coppia di vampiri, Adam e Eve, i cui nomi fanno già presagire l’alba di una nuova civiltà. Che non assomiglierà a un mondo in eterno conflitto tra bene e male, pentimenti e rinascite, in cui i non morti potranno abbronzarsi al sole senza ridursi in

Gigolò per caso

Lars Von Trier, fatti da parte. Per la donna titubante è arrivato Fioravante. O Virgil. O come diavolo volete chiamarlo. Il gigolò per caso, l’uomo mediamente piacente, mediamente acculturato e poliglotta, che non teme di sporcarsi (letteralmente) le mani. Non più giovane, ma neanche irrimediabilmente cadente. E con la faccia da schiaffi e il sorriso asimmetrico di John Turturro. Che di fascino ne ha da vendere, anche quando per qualche

Oscar 2014 - Dieci cose che abbiamo imparato... aka the day after

The circus is in town. Puntuale come l’influenza di stagione, il solito balletto di red carpet, meglio-vestiti vs. peggio-vestiti, camminate disinvolte e scivoloni (in)attesi, photobombing e selfie per essere sempre “social” altrimenti il mondo non ti degna di uno sguardo, mamme e fratelli portati al braccio come pochette, gravidanze in vista e sorrisi di circostanza, l’ottantaseiesima edizione degli Academy Awards scivolata via senza scossoni, sorprese o rivelazioni. Secondo un copione

Il Segnato

Tremate, le streghe si sono (ri)svegliate (anche perché non si erano mai estinte). E sono pronte a reclamare i loro più preziosi “possedimenti”: primogeniti maschi segnati mentre erano ancora nell’utero materno da usare come catalizzatori, o vittime sacrificali, per soddismare il Male. Le premesse di Il segnato ovvero Paranormal Activity: The Marked Ones, primo spin-off ufficiale del franchise di Oren Peli, sono intriganti. E trasportano direttamente nella vita di Jesse

Blue Jasmine di Woody Allen

C’era una volta Jasmine (precedentemente nota come Jeanette). Una ricchissima borghese di Park Avenue, divisa tra l’organizzazione di un evento di beneficenza, un cocktail nella casa degli Hamptons, sedute di shopping, e la venerazione per un marito-genio della finanza (Alec Baldwin), che le ha dato tutto ciò che desiderava. Compresa l’illusione di un futuro roseo, distrutto da una truffa e da una catena di (im)previste azioni e reazioni. C’era una