La Cellula Dormiente di Roberto Fustini

La Cellula Dormiente di Roberto Fustini

Cellula copertinaQuesto è stato un colpo di fulmine.
Di Roberto Fustini conoscevo i suoi due libri precedenti – Il Macellaio e il dolceamaro La Storia di Milli – ma è con La Cellula Dormiente che l’autore si è assolutamente superato.

Con richiami a quel Dario Argento degli anni 70 che tanto ci manca, La Cellula Dormiente è un thriller degno dell’Uccello Dalle Piume Di Cristallo, un libro che come pochi altri ha la caratteristica di tenere il lettore incollato alle pagine per vedere come va a finire, con le ultime 50 pagine letteralmente esplosive. Una volta risolto l’enigma e sembra che tutto sia finito, ci si ritrova in una storia nella storia, quello che non ti aspetti è esattamente dietro l’angolo pronto a capovolgere tutto quello che stavi pensando fino qa quel momento.

“La bellezza è angelica o demoniaca? Scaturisce dal cielo più alto o dall’abisso più profondo?”
È l’interrogativo che si pongono alcuni tra i personaggi principali di questa storia. La questione che un elegante quanto crudele assassino sembra voler sviscerare, passando dalla riflessione filosofica alla sua concreta applicazione. Non c’è, però, una densità solo estetica nella sua ‘missione’, c’è anche il frutto di una sofferenza. Un dolore che affonda le proprie radici nel passato.
Al centro di tutto questo, Ramon è una figura sospesa nel suo essere ‘oltre’, capace di attrarre a sé molti altri individui per come vede e intuisce la vita. Ognuno di loro ha caratteristiche precise e ben marcate, e proprio per questo definisce le vicende, muovendole all’interno di contorni estremi, violenti e passionali. In una specularità tra bene e male che corre frenetica dall’inizio alla fine.
Un Noir metropolitano agghiacciante e appassionante, dove Ramon si trova suo malgrado testimone di alcuni efferati ma estremamente artistici omicidi: arte, follia e sogno si mescolano nelle descrizioni realistiche ed estremamente dettagliate dell’autore, insieme ad una serie di co-protagonisti indimenticabili.

Disponibile come ebook e in versione cartacea, negli store online o prenotabile in oltre 4000 librerie in Italia

 

roberto fustini

Quattro chiacchiere con l’autore

Dopo due libri decisamente diversi come Il Macellaio e La Storia di Milli arriva La Cellula Dormiente, decisamente un cambio di rotta, come mai?
Apparentemente è qualcosa di molto repentino, è vero, ma questo ovviamente per chi mi interpreta in base alle sole pubblicazioni. Il macellaio e Storia di Milli sono stati ideati e composti molti anni fa ormai, in un periodo che posso definire di adolescenza creativa, sia per quanto riguarda i temi che il tono o lo stile. Solo più tardi sono stati pubblicati, e in tutto quel tempo, ma anche successivamente, le mie letture e la mia pratica creativa sono andati avanti. Ne è venuto fuori un sacco di materiale che prima o poi vedrà la luce, in qualche modo, ma soprattutto l’intero periodo ha prodotto in me molteplici mutamenti, e ha costituito una fertile preparazione alla nascita di questo libro. Mai come prima d’ora la mia pubblicazione riflette fedelmente quello che al momento della sua uscita io sono in quanto autore.
Mi sono divertito a trovare un po’ di citazioni “argentiane”, sono volute o coincidenze ?
Sono banale se dico un po’ tutt’e due le cose? Ho una discreta conoscenza della filmografia di Dario Argento, specialmente facendo riferimento a tutto ciò che viene prima di Tenebre (1983). Parlo di quella serie di film che avevano forse creato un’espressione cinematografica tutta sua. Volente o nolente, certe immagini e certe atmosfere sono rimaste dentro di me. Credo mi sia venuto spontaneo dare un certo taglio, a volte, magari rendendomi conto di quello che mi aveva definitivamente ispirato solo a posteriori.

Mi sono reso conto che dietro questo libro c’è un enorme lavoro di ricerca, quanto tempo hai impiegato a scriverlo?
È vero, prima e durante la stesura della storia ho pensato che fosse giusto avere notizie complete e precise circa alcune tematiche che avrei toccato. Non volevo assolutamente impegnarmi nel fornire piccoli manuali di questo o di quell’altro, però mi interessava la massima lealtà e corretteza nel parlare di certe cose. Magari per partire poi con voli pindarici, però da una base concreta e verificata. In pratica ho lavorato sul romanzo per due anni, sebbene mi concedessi di prendermi cura nel frattempo di altri progetti. Un altro anno è passato nella preparazione definitiva dell’opera. Ma ci ho sempre creduto, e ci ho vissuto dentro per tutto il tempo. Fino all’ultimo giorno è stato sottoposto al mio controllo (e non solo mio) e devo dire che fino all’ultimo giorno ho cercato di migliorarlo. È davvero come dare alla luce una creatura.

E-book o cartaceo, che ne pensi? Favorevole o contrario?
Di nuovo devo dare una risposta che forse suonerà troppo facile, ma penso che debbano coesistere amichevolmente. L’e-reader mi pare di una comodità incredibile, soprattutto per quando si viaggia, avendo sempre dietro una quantità imprecisata di testi da leggere o consultare. Poi ovviamente il fascino, l’odore, il sapore della carta stampata non penso possa essere messo in discussione. So che ci sono anche persone che amano organizzare gran parte della propria vita grazie alla tecnologia, e che magari non leggono un libro se non nel formato ebook. Allora mi pare ovvio che, volendo arrivare a più persone possibili, io cerchi di eliminare ogni eventuale barriera.

Personalmente trovo che questo libro sia estremamente “musicale”, che ascoltavi mentre lo scrivevi?
O altrimenti che colonna sonora suggerisci per la lettura?

Sono contento che lo si percepisca. Ho sempre scritto immerso nella musica, effettivamente, e in alcuni passaggi la sentivo talmente dentro da volerla far scivolare attraverso le vene, e poi defluire da me a quello che componevo. Ho ascoltato moltissimo David Sylvian e Rachmaninov, ma anche Amy Winehouse, Bjork, Emiliana Torrini, 30 Seconds to Mars, London Grammar, Ane Brun, Nine Inch Nails, InMe, The Irrepressibles, Marilyn Manson. Inoltre le colonne sonore di alcuni sceneggiati Rai degli anni settanta, le cui atmosfere trovo suggestive e inquietanti. A come Andromeda, Ritratto di donna velata, Dov’è Anna, Ho incontrato un’ombra. Per accompagnare la lettura, però, non mi sento di suggerire nulla, dato che io non ho l’abitudine di leggere ascoltando musica. Forse metterei su un po’ di questi brani subito dopo, per tornare a immergermi in certe fascinazioni.

La copertina (che richiama un po’ i gialli degli anni 70) è inquietante: è un’ idea tua?
La foto in copertina (Porte Noire) è di Jonathan Webb, che oltre a essere un bravo fotografo è soprattutto un mio grande amico. L’idea della rielaborazione grafica è nata da uno degli innumerevoli incontri con Samuele Grassi, a cui va anche il merito dell’editing del romanzo. Inizialmente avevo pensato che mi sarebbe piaciuta una copertina sobria, quasi asettica, del tipo foto in bianco e nero al centro di una pagina bianca. Poi Samuele ha proposto il colore giallo per il fondo, il colore rosso per il titolo, e allora subito ho avuto davanti agli occhi l’immagine indimenticabile dei gialli che uscivano anche in formato tascabile, soprattutto negli anni settanta e ottanta. Mi è sembrata una citazione non troppo pretenziosa, magari da prendere con ironia, oppure come una vaga celebrazione.

 

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