C’è tanta bella musica là fuori

C'è tanta bella musica là fuori

Su insistente richiesta di nessuno vi posto la musica in cui mi ha fatto piacere imbattermi quest’anno, nel caso possa piacere anche a voi.

Che poi non è vero che non c’è più spazio per le vecchie glorie, per le cover, per le ballate in minore. Solo che le cose bisogna saperle fare per bene.

Tra le fanpage di musica a cui sono iscritto FKA Twigs è la tizia che ha avuto più articoli e post dedicati quest’anno. E chissà perché non me ne ero mai interessato. Peccato, mi sarebbe piaciuto seguirla prima, e vederla live quando avrei potuto. Voi non fate lo stesso errore, cliccate play.

Avrei dovuto scegliere un brano del nuovo album di Damon Albarn, l’uomo che segue la mia generazione come un’ombra, che sa come siamo cambiati ancora prima che ce ne accorgiamo noi. Ma dato che l’album mi piace tutto, e mi piacciono anche i suoi vecchi lavori e tutte cose, e siete davanti al computer, allora vi lascio un concerto intiero. Enjoy.

https://www.youtube.com/watch?v=smUjlsTHRS0

TuneYards_2Ma quanto è sperta questa tune-yards, che mischia, gira, rivolta e furrìa, e si diverte e infila i cori africani nel doo-wop, e poi ci sono i pupazzi, e la grafica 8 bit, e tanta intelligenza e ironia (che poi è la stessa cosa) e gran voci e ritmo e… vabbe’ basta così.

Ormai è da un po’ che Justin Vernon, il tizio dietro i progetti Bon Iver e Volcano Choir, è in giro. Il suo momentum creativo dovrebbe andare scemandosi. E invece. Invece esce questo pezzo dove gli accordi al mellotron si compongono e scompongono come luci di natale grazie ad un effetto volume “a dente di sega”. Spiegato non è bello uguale.

Come un mio assennato amico ha detto, grazie ai TV on the Radio la hype generation ha finalmente il suo tormentone disco.

Davvero stavate per perdervi la musica di un tizio che ha il coraggio di farsi chiamare Kishi Bashi? È un ragazzo di Seattle dalle evidenti origini asiatiche, sessionist per Regina Spector e Of Montreal, che si è lanciato in un progetto solo, tra loop machines, forti sentori nu folk, taoismo panteistico e tanta tanta gioia.

Provo sempre a inserire un Take Away Show nella carrellata di fine anno. Quando hanno cominciato quelli di Blogoteque facevano dei video live alla buona, per strada, “a portar via” li chiamavano. Coi REM, gli Arcade Fire, e con tutti quelli che passavano da Parigi, insomma.
Il migliore di quest’anno (dove con la location si sono allargati un po’) coinvolge il mio conservatore preferito, il custode del Sacro Fuoco, il templare del rock’n’roll, che quest’anno ha inciso Lazzaretto, che è un (altro) grande album.

I ragazzi li ballano ancora i “lenti” alle feste? Tipo ai compleanni con i compagni di classe, quelli con le pizzette e domani interrogano in storia, vabbe’ stasera ci provo, anche se so che se la tira a prescindere? Ecco, non sono sicuro di fare un complimento a questo ragazzo che si fa chiamare Perfume Genius (bel nome però!), ma io credo che questa sua ‘Queen‘ sarebbe perfetta, la migliore ballad da struscio adolescenziale di questi ultimi dieci anni: nervosetta, ostentatamente malata, un pelo angosciosa, accorata, sofisticata per darsi un contegno e incommensurabilmente dolce.

Due anni fa ebbi a dire che Exit part2 della Fire! Orchestra era la cosa più bella che avessi sentito nel 2013. Quest’anno l’opera si è accresciuta con Enter e, credetemi, è solo perché non voglio ripetermi che non lo incenso come il predecessore. Se ancora non conoscete le suite jazz-rock-soul di questo collettivo basta un click e il tempo che ci mette la pasta al forno a incasciarsi, è un consiglio dello Spirito del Natale Presente.

Album dell’anno: St. Vincent, di St. Vincent

Quest’anno Annie Clark ha fatto strage, una man bassa di premi che manco Via col Vento. A me è piaciuta un mare.
Il suo successo è fatto di cose che potevamo prevedere e cose che ci hanno sorpreso.
Potevamo prevedere negli anni ’10 sarebbe spuntata una artista cresciuta nel brodo primordiale del grunge, e che avrebbe vissuto gli anni ’80 e la sua estetica (il glamour, la teatralità, la mania del controllo) come un dato di fatto. Insomma, una figlia illegittima di David Byrne e Madonna, che suona nei power trio, ce l’aspettavamo tutti.

Quello che non ci aspettavamo era:
– che avrebbe adottato un look da Einstein Disney Princess
– che sarebbe stata l’ultima, in verità l’unica, vera, interessante guitar hero(ine) degli anni ’10
– che sarebbe stata così disarmantemente bella.

Video dell’Anno: Tiderays, dei Volcano Choir

L’utilizzo delle “silhouette paesaggistiche” è stata la cifra video di quest’anno (e sì, mi riferisco anche ai titoli di testa di True Detective).

Rivelazione dell’Anno: Owen Pallet

Owen Pallet, canadese (come la maggior parte delle cose interessanti di questi anni), violinista e polistrumentista, ha già collaborato con Beirut, Arcade Fire, R.E.M e Duran Duran, al suo quarto album solista, In Conflict. Da sentire live.

Brano dell’Anno: Lillac, da High Life di Eno-Hyde

Non preoccupatevi se i nomi non vi dicono niente , perché li conoscete. E non preoccupatevi se avete particolari gusti musicali, in questo pezzo c’è tutto: c’è la crema della elettronica, ci sono ritmi tropicali, le melodie e gli spirituals, gli esperimenti modali alla Talking Heads, i climax d’arrangiamento, eppure nulla sembra carico o barocco, perché tutto è in equilibrio, mirabile equilibrio.
Per fare questo ci vogliono i maestri.

Compiti per il Prossimo Anno: Colapesce

Ricordo due anni fa quando ascoltai e vidi il video di “S’Illumina“, di questo Lorenzo che mi avevano presentato da poco, e ne rimasi folgorato: ma tu guarda, uno di questo tipi seduti al locale se ne esce con un pezzo così sofisticato e delicato, come se fosse normale e quasi scontato che possa esserci un “nostro” cantautore. E quest’anno Colapesce alza il tiro, lanciandosi in una chiarissima, elegante, spietata e direi quasi educata iconoclastia, un bisogno di resettare tutto, di libertà dalle sovrastrutture. Bravo, bravo davvero. E il video poi è una chicca, tanto che Dante Aligheri nel vederlo si inorgoglirebbe, e direbbe anche lui “Maledetti Italiani, maledetto me“.

Finale

Quest’anno è andata così, avevo ancora qualche cartuccia (War on Drugs, Flying Lotus…) ma ho cominciato un po’ tardi. Pazienza.
Saluto voi e il 2015 infine con quello che credo sia il brano più bello ascoltato lo scorso anno.

natNatale Calafiore

Classe ’77, libero professionista, per natura possibilista. Non bevo caffè, rivedrei 100 volte Apocalypse Now e, per quanto ne sappia, campo male senza musica.

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