Non rubateci le armi del mestiere, intervista a Livio Bordone

Non rubateci le armi del mestiere, intervista a Livio Bordone

rubateci-armi-mestiereForse avete letto qualcosa sulle armi di scena.Ma per comprendere meglio quello che sta succedendo e che ripercussioni potrebbe avere sulla produzione cinematografica italiana, abbiamo intervistato Livio Bordone, regista e ideatore del video Non rubateci le armi del mestiere.

 

Quale era la situazione legislativa in Italia e come è cambiata in merito alle armi di scena?

Guarda in realtà il decreto in questione è vecchio, nei giorni scorsi è però scaduta la proroga che ha bloccato i set. Ti spiego bene: il Ministero cercando di rendere le armi di scena più difficili da riportare ad armi da offesa ha chiesto agli armaioli e ai tecnici degli effetti delle modifiche. Queste modifiche estreme si sono rivelate impossibili in molti casi, addirittura nei test le armi esplodevano, e in ogni caso costosissime. A fronte del fatto che non si conoscono casi di armi di scena rubate e poi trasformate nuovamente in armi reali.
Davanti ai legittimi dubbi degli addetti ai lavori il Ministero aveva concesso una proroga. Scaduta la settimana scorsa. Ora invece di ritirare o rivedere il decreto il Ministero ha pensato bene di dare una nuova proroga. Lasciando il settore nel dubbio su cosa accadrà in futuro.

Vivere di proroghe deve essere complicato… Che modifiche sarebbero auspicabili a questo decreto?

Così entriamo nel tecnico e io non sono un tecnico delle armi, ma basterebbe, e non i questo caso solamente, sedersi a tavolino con chi questo mestiere lo fa da generazioni e concertare con loro i correttivi migliori. Penso dovrebbe essere una linea di azione generale in un Paese moderno. Il rischio altrimenti è quello di vedere le produzione prendere l’aereo e andare a girare all’estero, con le perdite economiche ed occupazionali che puoi bene immaginare.

Il clima di incertezza sulla questione armi sta già in qualche modo condizionando la produzione italiana?

Beh nei giorni della scadenza della proroga parecchi set si sono fermati nell’incertezza generale. Non solo, stiamo attendendo la produzione internazionale del nuovo Bond 007, che alla notizia del blocco delle armi ha subito minacciato di andare altrove, per fortuna tutto è rientrato. Come ha detto la Littizzetto domenica a Che tempo che fa: “È assurdo come riusciamo, con una legge, a modificare in peggio qualcosa che siamo bravissimi a fare“. Invece di occuparci delle cose da migliorare.

Ti va di parlare un po’ del corto? Come t’è venuta l’idea?

Il corto è quanto di più social si possa immaginare. Domenica scorsa con Massimo Monachi e Giordano Baffari, che lo hanno prodotto, con Sonia Peng, che è la scenografa, discutevamo un post sulla storia del blocco delle armi su Facebook. Tutti e tre mi hanno messo spalle al muro dicendomi: “Devi scrivere una storia, ne facciamo un corto“. Ma non mi veniva un’idea buona, non mi andava di scimmiottare una scena famosa di un film, il paragone sarebbe stato irriverente. Poi mi è venuto in soccorso mio figlio Andrea. Ha quasi 4 anni, e mentre provavo a scrivere gironzolava nel mio studio. Ad un tratto mi ha detto: “Papà, papà ti sparo, pam pam pam“. Facendo il gesto con le dita come fanno i bambini. Così è nata la storia. Giovedì abbiamo girato, grazie all’impegno di Nicola Nocella, Francesco Di Leva ed Elisabetta Fusari, che sono stati straordinari. Lunedì era online. In effetti avrei dovuto creditarlo come sceneggiatore.

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