Un giretto alla Games Week di Milano

Un giretto alla Games Week di Milano

Anche quest’anno è arrivata la Games Week Milano che giunge così alla sua quarta edizione; e come ogni anno si è evoluta portando diverse novità. Ma andiamo con ordine, vi racconto un po’ di quel che ho visto.

Dall’anno scorso il primo grande cambiamento che si è potuto notare sono gli eventi non più relegati all’area espositiva della fiera. Aesvi ha organizzato diversi eventi, ogni giorno e ogni sera durante quasi tutta la settimana, avvalendosi di location più o meno storiche e trattando i diversi aspetti del videogioco.

Valiant Hearts: The Great War_20140625183117Di questi eventi chiamati scherzosamente Fuorisalone, citando un’altra grande fiera che si svolge a Milano, non posso esimermi dal citare la presentazione del gioco Valiant Hearts: The Great War il mercoledì pomeriggio nella sede storica dell’università statale di Milano, e che è riuscita inaspettatamente a coinvolgere molte persone, rendendo felici sia gli organizzatori che gli ospiti; questo gioco è l’ultimo uscito da casa Ubisoft Montpellier, e  tratta il tema della prima guerra mondiale facendo percepire il lato triste e malinconico dello storico evento.

Insert Coin è un altro evento molto particolare; si è tenuto la sera del venerdì in una ex sala giochi meneghina, con la consueta serata retrogaming a tema, format ormai rodato e appuntamento fisso per gli appassionati milanesi e non solo, dove i due “presentatori” Fabio Bortolotti e Andrea Babich – oltre ad aver selezionato titoli del passato inerenti al tema della serata, “il cinema” – li introducevano con aneddoti e curiosità, facendoli provare agli avventori di ogni età, con intorno una platea pronta ad applaudire il superamento di un ostacolo o un livello.

Ma ora parliamo della fiera espositiva.
Anche qui si sono percepiti i cambiamenti provenienti dalla scatola dei suggerimenti dell’anno passato. Il primo che si può subito notare sono i due ingressi, uno per gli avventori e uno per la stampa e i partecipanti ai talk/workshop.

La distribuzione degli espositori sembra invariata a un primo sguardo, poi girando si osservano le piccole differenze.
La più visibile è il cambio di sponsor, non più Mediaworld ma Unieuro, che con il suo in-shop pieno di sconti imperdibili è stato letteralmente assaltato fin dalle prime ore dell’apertura dei cancelli (piccola nota: il negozio è stato apprezzabilmente decentrato rispetto agli altri anni, rendendo più scorrevole il passaggio tra gli espositori). La sala stampa è stata spostata in mezzo agli stand, rendendo più agevole lo spostamento per gli addetti, e anche questa era sponsorizzata e resa più gradevole e comoda.

Ultimo cambiamento, sempre per quel che riguarda la logistica è stato spostare e arredare meglio lo spazio espositivo dedicato agli indie, rilocandoli in uno spazio di transito che gli anni passati era inutilizzato. Da citare – in mezzo agli indipendenti – la presenza di una scrivania diversa, non nella forma ma nel contenuto: era quella degli studenti dell’esame Videogame Design dell’Università Statale di Milano, dove oltre a presentare i loro progetti ospitavano ex-studenti del corso che ora lavorano nell’industry, ai quali gli avventori potevano rivolgere domande per carpire il segreto del loro successo; il tutto sotto l’occhio vigile eprotettivo dei due tenutari del corso Laura Ripamonti e Dario Maggiorini (i due docenti sono i creatori del percorso didattico universitario in Videogame Development e Videogame Design presso la Statale di Milano).

Ultimo e non meno importante cambiamento che si poteva notare è stata l’affluenza.
Nonostante lo sciopero dei mezzi che incombeva su Milano, il venerdì mattina i cancelli per l’ingresso erano stracolmi, gli espositori presi d’assalto per provare i nuovi titoli in uscita e prendere qualche gadget ricordo e la sala conferenze quasi al completo.

Per il resto si respirava la solita aria di festa e allegria, confusione e divertimento.

Voglia di next-gen.
Quasi la totalità degli espositori hanno fatto provare i loro prodotti tramite le console next-gen, come se non esistesse il mercato PC. Questo ha influenzato molto i giovani che affollavano gli stand, infatti fin dalle prime ore il negozio presente è stato, citando una commessa alla cassa, assaltato, e la console più venduta durante la manifestazione è stata la PS4.

Altra cosa che ho apprezzato è stata la rimozione della segretezza sui nuovi progetti, in questo caso della Nintendo, che ha fatto provare a chi voleva non solo titoli già usciti e quindi acquistabili, ma anche titoli in sviluppo, gli stessi titoli che hanno presentato all’E3, facendo capire ai possibili acquirenti cosa stanno realizzando e magari conoscere anche il parere di chi l’ha provato.

Quindi c’era piu’ partecipazione e meno standiste mezze nude, e – incredibilmente! – il giovane pubblico adolescente ha apprezzato e si è sentito più coinvolto, anche a sentire i commenti nei punti ristoro sparsi ovunque.

Voglia di indipendenza.
Microsoft ormai da anni ha investito sugli sviluppatori indipendenti, portando alla luce giovani con grandi potenzialità. Dal passato inverno anche Sony ha reso la vita più semplice a questa categoria, rendendo gratuito l’sdk per poter pubblicare videogiochi sulle sue console portatili e se ritenuto interessante anche sulla PS4.

Infine anche Nintendo si è piegata a questa politica, infatti ha annunciato che il suo sdk è finalmente gratuito e soprattutto ha aperto il market in stile Apple e per convincere gli indipendenti a svluppare per le sue console (con market si intende Europa e America); Nintendo offre anche un minimo servizio di pubblicità su tutti i suoi social, piccole cose che dovrebbero rendere appetibile il pubblicare sulle sue piattaforme.

Per me questo annuncio è arrivato tardivo, molti sviluppatori hanno già preso contatti con Microsoft e Sony, considerando che fino all’anno scorso il dev kit aveva un prezzo di 3000€.

Vederlo distribuire adessp in maniera gratuita mi ha fatto subito pensare che sono “con l’acqua alla gola” e che il loro market ha pocchiessimi titoli indipendenti, che come ripeto da un paio d’anni sono diventati sia un po’ di moda, sia interessanti, in quanto sperimentano meccaniche e stili diversi dal consueto.

La cosa che mi fa molto piacere è che nello spazio dell’IGDS, dopo una piccola presenazione e poche domande, quattro grosse compagnie di investor hanno passato molto tempo a incontrare giovani italiani che presentavano i loro progetti, una cosa molto significativa da parte degli oganizzatori.

Devo dire che quest’anno AESVI ha fatto veramente un ottimo lavoro, prendendo i consigli degli anni passati e applicandoli, dando spazio a giovani e cercando di aiutarli a emergere dal mucchio e magari intraprendere una vera e propria carriera.

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