Lucy, di Luc Besson

Lucy, di Luc Besson

Di Daniela Bianchi

Su stessa ammissione del regista, Lucy è il frutto di uno studio di nove anni. Il motivo di tanta lungaggine è presto detto: il film prevedeva la fusione del genere fantascienza con il thriller.

La trama è molto semplice: Lucy – interpretata dalla splendida Scarlett Johansson – ingannata da un amico, si trova a dover consegnare una misteriosa valigetta a un altrettanto misterioso uomo asiatico. Quest’ultimo si rivelerà essere il capo di un’organizzazione criminale, specializzata nello spaccio di droga.

Lucy, dopo esser stata rapita e narcotizzata, si risveglia con un taglio sull’addome e scopre che nel suo corpo è stata nascosta una busta di plastica, colma di una nuova droga sintetica. In seguito alla rottura della sacca, la droga entra in circolo trasformando Lucy in una donna dotata di notevoli facoltà intellettive, oltre a veri e propri poteri che le permettono di controllare lo spazio e manipolare le persone.

Nel desiderio di vendetta verso chi la voleva corriere della droga, la ragazza cercherà un modo per comprendere e gestire le proprie straordinarie capacità, affidandosi anche agli studi del professor Samuel Norman, interpretato da Morgan Freeman.

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A dispetto dei giudizi entusiastici che ho letto su vari siti di cinematografia, Lucy è un film che non funziona e che precipita più e più volte in vortici di nonsense. Il che, se l’intento del regista fosse stato quello di buttare la storia in un gioioso gioco umoristico, sarebbe stato da me salutato con un semplice: «ok, obiettivo raggiunto, caro Luc». Invece, penso proprio che Besson abbia prodotto la pellicola pensando di aver creato un gioiello. O, almeno, così si può intuire da una delle sue dichiarazioni:

«La prima idea per Lucy mi è venuta molto tempo fa, ritrovandomi a parlare con una scienziata specializzata nello studio di cellule cancerogene. Abbiamo discusso per ore, era un tema affascinante. Lei e altri scienziati mi hanno spiegato che nel nostro corpo abbiamo centinaia di miliardi di cellule che comunicano tra loro. Ognuna manda mille segnali per secondo. Il web non è niente al confronto. Mi ci sono voluti un po’ di anni per raccontare una storia in cui ci fosse il giusto equilibrio tra la realtà e la fantasia».

Ecco, parliamo proprio della famosa “sospensione di incredulità e accettazione della finzione narrativa”… Io non so bene che cosa abbia capito Besson delle conversazioni avute con la scienziata specializzata di cui sopra, ma il presupposto sul quale l’intero film si basa è sbagliato.

lucy-scarlett-johansson-morgan-freemanCioè, non è vera la dicotomia che il Dottor Samuel Norman – alias Morgan Freeman – snocciola all’inizio del film: “se una cellula riesce ad adattarsi all’ambiente si riproduce, altrimenti diventa immortale”. Proprio no, se così fosse il mondo sarebbe ancora popolato da giraffe con il collo corto e Darwin, molto probabilmente, retrocesso nella categoria delle persone “è intelligente eh, ma non si applica”.

Semmai, caro Luc, vale proprio il contrario: se una cellula trova l’ambiente favorevole si riproduce e, in questo caso, trasmette i propri geni alle generazioni future, assicurandosi così un breve istante di immortalità. (“L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?” – Dai Luc, studia! Lo sa pure Ligabue e lui manco è laureato in scienze biologiche!)

Secondo nonsense della storia: la droga.

Ora, non vorrei essere fraintesa o mal interpretata, ma se io fossi una spacciatrice di droga saprei esattamente che cosa sto per commercializzare. Vale a dire, ne consocerei la chimica e gli effetti, nel bene e nel male. Se così non fosse, come potrei affermare che la mia “merce” è più “pura” o “migliore” di quella di altri? Tutti quelli nel mestiere e gli appassionati di Breaking Bad lo sanno!

Indovinate, invece, chi non conosce tale basilare principio? Il nostro Luc, ovviamente. Lui e la sua pericolosissima banda di trafficanti di droga che, nell’ordine, non sa:

  1. che cosa sia la sostanza blu che vuole commercializzare. Quindi è una buona idea stiparla negli addomi della gente. ­Uh, yeah!
  2. gli effetti di tale droga. Quindi è ovvio, dopo averla nascosta nel corpo di Lucy, prendere a calci la protagonista senza preoccuparsi di una eventuale overdose. ­ La più che probabile perdita di merce e di denaro?­ Ma che ce frega, ma che ce importa!
  3. le regole base del commercio: la merce preziosa, mai vista sul mercato ha bisogno di canali di commercializzazione ben studiati, anche perché non si può sapere la risposta del pubblico. Alla luce di questo, è cosa buona e giusta buttarla nella pancia di persone a caso e costringere le stesse a viaggiare da Taipei a Roma e Parigi.­ Che cosa vuoi che sia? Tanto, una volta atterrati, la richiesta per quella roba blu che “sembra talco ma non è” è assicurata. Andrà via come il pane,garantito!

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Terzo nonsense della storia: Lucy.

Per quanto Scarlett sia un’attrice bravissima, la sua performance non riesce a risollevare le sorti di un film che comincia male e finisce anche peggio. Il suo personaggio, infatti, è così speciale da apparire ridicolo. Senza contare le scene inserite per quel che considero – anzi, voglio considerare – un involontario omaggio alla saga X­man:

­Lucy come radiografa ambulante e medico apprendista (Scott?) → la nostra eroina dopo una sola occhiata riesce a capire quali dei tuoi organi stanno collassando, e fornirti anche una cura: mangia più sano!

­Lucy tessuto­autorigenerante (Wolverine?) → con le mani di un chirurgo infilate nell’addome, la nostra eroina non sente alcun dolore. Però, se vi può interessante, si commuove nel parlare al telefono con la madre. Boh!

­Lucy la trasformista (Mystica?) → cambio istantaneo e auto­comandato di taglio e colore di capelli.

­Lucy la telecinetica (Jean Gray?) → la nostra amica controlla lo spazio (e anche la fisica, a quanto pare!) e la mente delle persone, perciò può far sollevare da terra chiunque le dia fastidio e metterlo in fuorigioco. Tuttavia, all’occorrenza, mentre fuori da una stanza si sta svolgendo una sparatoria che neanche in Full Metal Jacket, quel che Lucy riesce a fare è chiudere gli occhi e dire: «ho bisogno di concentrazione».

­Lucy la ragazza fragile (Rogue?) → in un momento clou, Lucy – quella che in seguito ai suoi poteri diventa sempre più priva di emozioni ­ – decide che un bacio romantico (e assolutamente senza senso) se lo può concedere pure lei!

Sinceramente credo che Luc Besson avrebbe fatto meglio a dire: «La Marvel non ha voluto cedermi la storia di un X-Men, perciò me lo sono creato da solo, buttandovi qua questa cavolatina del raggiungimento del 100% delle proprie facoltà cerebrali, contro al 10% normalmente usato da ogni essere umano sulla faccia della Terra».

In realtà non è questione del 10% perché, come ha scritto Antonio Bracco, “per gustarsi pienamente questa storia su una donna che arriva ad usare il 100% delle facoltà cerebrali, è necessario ridurre le proprie al 2%”.

Non potrei esser più d’accordo. Lucy è un film che definirei imbarazzante sotto tutti i punti di vista.

 

Daniela Bianchi

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