Cinemage: l’arte cinematografica nel 2014

Cinemage: l'arte cinematografica nel 2014

Nell’Italia degli anni ’90 c’era una credenza molto particolare sul lavoro retribuito: per trovarlo era fondamentale iscriversi all’Università. Le giovani menti fresche di maturità e certe di questo “dogma”, si districavano tra prove di ammissione e information day alla ricerca degli Atenei più conformi alle loro attitudini. Il “dogma” però non era chiaro su alcuni punti che, ahimè, sarebbero venuti alla luce solo in un secondo momento. Le facoltà che avrebbero portato lavoro e guadagno agli studenti freschi di studi erano solo poche elette: giurisprudenzaingegneriaeconomia e, anche se con meno adesioni rispetto alle precedenti, chimica. Uno scenario chiaro e arido.

Che ne era dell’arte, della cultura e dello spettacolo? Nessun nuovo Shakespeare avrebbe portato in scena drammi e commedie, nessun talentuoso Fellini avrebbe prodotto nuove pellicole, nessun Calvino avrebbe scritto Lezioni Americane, nessun Massimo Vignelli  avrebbe realizzato lo slogan “Design is one”. Un mondo fatto di numeri, rigidi calcoli e ferree leggi, dove non c’era spazio per l’arte. Nonostante l’ambito lavoro scarseggiasse in queste discipline, le facoltà umanistiche brulicavano di menti votate alle arti visive e alla letteratura: designer, sceneggiatori, scrittori, musicisti e tanti altri ancora. Il loro amore per questi mondi era più forte e grazie ad esso sono riusciti ad ottenere risultati brillanti, comprovando ancora una volta che l’umanità ha bisogno della cultura in tutte le sue forme.

42014. Si apre uno scenario decisamente più drastico in questo ambito: la cultura non paga. Pensate che un lavoro precario e la certezza di un futuro in bilico abbiano fermato chi crede fermamente nell’arte? Ovviamente no. Seppur in minoranza, esistono ancora i visionari che hanno investito la loro vita in questo ambito e non ci siamo lasciati scappare l’occasione di intervistarne una valida rappresentanza. Il gruppo torinese Cinemage, formato da giovani professionisti del campo cinematografico, lavora arduamente per produrre progetti artistici e culturali (documentari, videoclip, cortometraggi, film ecc…) e ci ha spiegato come inseguire i propri sogni sia una scelta quasi obbligata – ndr solo per i più coraggiosi aggiungerei.

Uno dei progetti più riconosciuti dell’Associazione Cinemage è il documentario Storia di 1 tram.
Come è nata l’idea di realizzare una “storia d’epoca”?

Il tram numero 1 era la circolare che, negli anni ’30, univa il senato accademico torinese, trasportando da una parte e l’altra della grande Torino alcune figure storiche protagoniste nell’Italia dell’epoca: da Einaudi a Levi fino al filosofo Solaris. Tra i passeggeri che quotidianamente usavano la circolare per spostarsi vi era anche un giovanissimo Massimo Ottolenghi, oggi centenario avvocato torinese, che quel tram lo ricorda principalmente come un affollato circolo culturale dove le grandi personalità dell’epoca discutevano gli argomenti più svariati: dal vino alle previsioni di guerra. Lui stesso in quel contesto aveva un ruolo ben preciso: nascondere i giornali antifascisti dentro ai suoi giornaletti per permetterne la diffusione nel tram evitando i sospetti del regime. Proprio dall’ascolto e dall’interesse per i ricordi e i racconti di una Torino così bella e piena di storie meravigliose nasce l’idea di poter raccontare a nostra volta, riportando alla vita con fedeltà una realtà ormai gelosamente custodita solo nei musei.

Chi vi ha aiutato a sviluppare il progetto?

All’inizio l’intero progetto è stato supportato unicamente dall’associazione Cinemage. Successivamente sia la GTT che l’ATTS – Associazione Torinese Tram Storici, ci hanno dato il loro appoggio, e recentemente la città di Torino ci ha fornito il patrocinio. Ovviamente il lavoro non è finito e siamo consci che avremo bisogno di altri aiuti, tanto da aver già cominciato a programmare e studiare altre forme di fundraising che possano permettere al documentario di arrivare sino all’ultimo step della distribuzione. La strada è ancora molto lunga ma siamo fiduciosi nelle nostre capacità e nelle strade che il progetto ci sta aprendo.

cinemag

 

Dopo le pellicole, state proponendo anche alcuni lavori online. Differenze sostanziali tra il pubblico del grande schermo e quello della rete?

In realtà la nostra avventura online è solo all’inizio, stiamo pian piano cominciando ad uscire con fatica da una visione del cinema strettamente legata alle sale, alla quale eravamo nostalgicamente legati, progettando un nuovo modo di distribuire e proporre i nostri progetti. Un primo esperimento lo abbiamo da poco terminato, trasformando il corto “Tutti dormono” in una mini web-serie di tre puntate, che nonostante la “forzatura” è riuscita a guadagnarsi il suo pubblico. Le nuove strade di Cinemage parlano invece di nuove produzioni totalmente scritte e destinate al web, con lo scopo di ritagliarsi una porzione di spazio in un nuovo palcoscenico in cui abbiamo veramente tanto da mostrare e dimostrare. Un nuovo linguaggio, dei tempi e delle sceneggiature studiate ad hoc saranno la chiave per una parallela produzione Cinemage 2.0.

Permettetemi un’acre considerazione: il mercato cinematografico italiano odierno è affollato da registi che nulla hanno a che vedere con gli storici Fellini e Rossellini – non me ne vogliano Muccino e compagnia – e ciò è determinato anche da un cambiamento sostanziale dei gusti del pubblico, più incline alla risata che alla riflessione. In questo scenario il team di Cinemage dove si colloca (sceneggiature leggere o impegnate)?

I vari Rossellini, Fellini & co hanno avuto la grande fortuna di poter fare cinema in un periodo storico favorevole, dove gli argomenti da trattare erano le difficoltà di un paese che stava esplorando la propria identità, creando terreno fertile ai creativi dell’epoca. I registi di oggi si trovano ad affrontare un pubblico diverso che spesso brama attimi di puro svago e ciò diventa un limite per il mondo cinematografico che, invece, tende esclusivamente a creare pellicole “facili” e a dare possibilità solo a nomi già conosciuti in modo da agevolare la vendita dei biglietti nelle sale. Nonostante ciò, è giusto sottolineare che esiste anche un cinema forte ed impegnato che, pur preferendo vie più indipendenti, non si è rassegnato nella “battaglia contro il cinepanettone” e continua a suo modo a trattare argomenti di grande importanza.

In questo scenario Cinemage si impegna a realizzare sceneggiature abbastanza impegnative, dal punto di vista concettuale, filosofico e sociale. L’idea che sta alla base del gruppo, “Saper fare e far conoscere”, non lascia spazio a pellicole facili, ma indica chiaramente la voglia di voler portare con ogni lavoro un messaggio sempre nuovo e diverso, principio base dell’arte cinematografica.

Nell’industria cinematografica i finanziamenti destinati alla realizzazione delle sceneggiature sono quasi sempre a favore di progetti di indubbio successo. Esistono degli enti in Italia, come il Giffoni Film Festival, disposti a sovvenzionano le idee di Associazioni come la vostra?

Alcune realtà ancora oggi danno una mano ai giovani registi e sceneggiatori, nel nostro caso ad esempio è stata di rilevante importanza la collaborazione con la Film Commission di Torino che gestisce la realtà delle produzioni torinesi supportando le associazioni del territorio. Per quanto riguarda i finanziamenti, invece,  il discorso è sicuramente più complesso: devi bussare a tante porte, sperando di riuscire a trovare quella giusta.

Come riuscite a sovvenzionare i vostri progetti? Avete degli sponsor o vi autofinanziate?

Per adesso molti dei nostri progetti sono stati sorretti dalla passione di chi negli anni ha lavorato con noi. Ciò dicendo non ci riferiamo solo all’autofinanziamento, una pratica che i soci più stretti hanno più volte adottato, ma anche all’impegno di molti professionisti e appassionati che hanno dedicato intere giornate di lavoro sui nostri set per contribuire alla realizzazioni delle nostre pellicole. Qualche progetto extra-cinema come ad esempio spot pubblicitari o videoclip musicali ci ha permesso delle entrate in cassa, ovviamente reinvestite per l’associazione stessa.

Proiettiamoci nel futuro. Ci sono buone possibilità di sviluppo in Italia nel settore?

Dato il periodo e la situazione sembra da folli oggi poter investire su qualcosa di poco materiale come l’arte, nel nostro caso cinematografica. Tuttavia adattandosi al contesto e provando a svilupparsi in maniera polifunzionale, affiancando ai progetti prettamente di tipo cinema lavori di altra natura, si riesce ad avere possibilità di sviluppo e ad andare avanti con coraggio. Stiamo credendo nell’Italia anche noi.

Andiamo sul personale: chi sono i membri di Cinemage e come è nata l’Associazione?

L’associazione Cinemage nasce concretamente con l’inizio della collaborazione di Alessandro Genitori ed Elis Karakaci con la doppia regia nel cortometraggio “Ceci n’est pas”. Successivamente, con due dei loro più stretti collaboratori di allora, Marco Coladagelli e Giovanna Guerrisi, che, su un tovagliolo in un bar di Gualdo Tadino in Umbria, iniziano ad ideare una associazione che potesse essere punto d’incontro tra le loro diverse competenze. Vi sveliamo un piccolo aneddoto: “MAGE” deriva dai loro nomi, Marco, Alessandro, Giovanna ed Elis.

L’associazione Cinemage oggi è composta da una trentina di iscritti ed un centinaio di appassionati. Il team che attivamente si occupa della realizzazione dei progetti è composto da: Alessandro Genitori, Elis Karakaci, Riccardo Farinasso, Alessandro Cugno, Bianca Genitori, Anca Nita e Carmelo Traina. Professionisti provenienti da diversi campi della comunicazione e capaci dunque di creare da sé un centro autonomo e completo di tutto, pronto per la produzione. A questi, durante i lavori, si affiancano spesso altre figure in aggiunta che contribuiscono a completare perfettamente la struttura del gruppo.

Che consiglio dareste a chi, come voi, ha scelto di seguire la passione per il cinema e desidera sfondare in questo campo?

Il consiglio, in questo caso come per tutti i casi basati su un sogno da inseguire e realizzare, è quello di non demordere, mettercela tutta e mettersi alla prova in ogni situazione dando il massimo. Ogni esperienza fatta è un punto guadagnato e permette di poter continuare la scalata con maggiore consapevolezza e capacità. Nulla può e deve essere considerato inutile in un campo di produzione in cui ormai è richiesto “saper fare di tutto”. Nel suo ultimo capolavoro il maestro Miyazaki dice che “i sogni contengono sempre un elemento di pazzia”, basta darle un nome chiaro e imparare a seguirla, quella è la chiave.

Cinemage, la prova che i sogni possono avverarsi se plasmati con costanza e dedizione.

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