The Leftovers – Svaniti Nel Nulla

The Leftovers - Svaniti Nel Nulla

Dieci motivi semi-seri per accendere la TV (o il tablet-smartphone-pc)leftovers2

Lo avevate giurato dopo aver visto la scena finale di Breaking Bad. Basta serie TV perché nessuna, potrà mai toccare le vette narrative dell’epopea di Walter White. Poi avete ceduto alle lusinghe di True Detective. E la soddisfazione che vi ha procurato non ha fatto che rendere più convinto il giuramento di cui sopra.

Mai più serie TV.

Eppure l’estate stenta a ingranare la terza, piove, la staycation non è più un termine letto di sfuggita su un magazine patinato ma una “solida realtà” come direbbe qualcuno molto più abbronzato di voi e le repliche di ogni genere sono più urticanti del contatto con una medusa.

Vi sentite in crisi di astinenza. Vi sentite un relitto.

Allora, che relitto sia. The Leftovers – dal 19 giugno negli USA su HBO e dal 17 luglio in Italia su Sky Atlantic HD – è come il risultato di un test da rivista femminile. Si adatta al vostro umore. Incanta, confonde, innervosisce, affascina. Senza raccontare molto. Se non che nella cittadina di Mapleton, nei pressi di New York, tre anni prima dei fatti narrati numerosi abitanti sono svaniti in seguito a un evento, la Grande Sparizione, che ha “rapito” il due per cento della popolazione mondiale. Chi resta fa i conti con se stesso. Con i suoi demoni. Cercando di recuperare la normalità. Aderendo a un culto che predica – senza parole – la cancellazione totale. Cercando di proteggere giovani donne incinte per conto di un ambiguo leader carismatico. Scontrandosi con misteri di cui, in realtà, poco importa.

Garantisce lo scrittore Tom Perrotta che, nel libro Svaniti nel nulla da cui la serie è tratta, non ha mai spiegato nulla. Allora, direte, perché farsi masochisticamente del male e rinunciare a un’oretta in più di siesta per guardare qualcosa di cui non si capirà nulla?

Ecco 10 buoni motivi. Secondo noi.
1. Perché vi rende ottimisti. Anche nell’ora più buia della vostra esistenza. Cinque minuti sono sufficienti a capire, con una certa, sadica soddisfazione, che di sicuro c’è chi sta peggio di voi.

2. Perché la mancanza d’azione e la presenza di storie in cui a contare sono i personaggi e le loro reazioni, diverse e imprevedibili, a un evento che non possono spiegare razionalmente, proteggerà i vostri preziosi cuoricini da coccoloni e repentini attacchi. Unico effetto collaterale, una certa empatia che s’impossesserà degli animi più sensibili.

3. Perché il cervello non sarà costretto a un super lavoro. E le meningi non dovranno spremersi invano. La presenza, tra i creatori, del signor Damon Lindelof è garanzia – se Lost ci ha mai insegnato qualcosa – di domande che non avranno mai risposta. Per cui meglio evitare di porsele, sedersi in tranquillità e godersi lo spettacolo.

4. Perché l’abbronzatura di Justin Theroux, nei panni del capo della polizia Kevin Garvey, è l’unico indizio che rimanda, vagamente, al suo prossimo futuro da Mr. Jennifer Aniston. Tutto il resto riporta ai fasti di Mulholland Drive e a una domanda: perché lui e il suo folto sopracciglio non hanno assolutisticamente dominato lo schermo negli ultimi decenni?

5. Perché usa la musica in modo quasi poetico. Esaltando lo smarrimento, la malinconia, il dolore. Evocando stati d’animo, ritraendoli come nature morte. Servendosi di una schiera di nomi noti e meno noti, talenti in erba e vecchie colonne. Con un occhio di riguardo alla scena indie (Hozier, Ty Segall, Fuck Buttons), in bilico tra rock, folk, blues e rap.

6. Perché nessun animale (leggi: cane) è stato realmente torturato o ammazzato per girare la serie. Poi qualcuno, prima o poi, spiegherà al mondo perché un amico a quattro zampe freddato in una fiction suscita orrore e un essere umano ucciso e seviziato in una fiction, senza risparmiare alcun particolare, crea grande esaltazione. Ma questa è un’altra storia.

7. Perché aiuta nella lotta al tabagismo. E può essere d’aiuto a chi tenta di liberarsi delle amate-odiate sigarette: all’ennesima inquadratura di un adepto del culto “bianco” che fa un tiro, scatta un diffuso senso di nausea. Inoltre, ogni remoto pensiero di boicottare la società aderendo a una setta, per vivere felici e serene come gli hippie nell’Estate dell’Amore, vi abbandonerà seduta stante.

8. Perché non crea dipendenza. The Leftovers è un po’ come il caro vecchio blues, o come un bicchiere di brandy. Da gustare quando e come volete. Da assaporare e assorbire con lentezza, a piccole dosi, per immergersi perfettamente nel mood. Senza fretta di rimanere al passo. Senza paura che malefici spoiler sulla rete rovinino la sorpresa.

9. Perché, per il prossimo Halloween/Carnevale avete già risolto il problema: tutona bianca, capello sfatto e crespo, un blocchetto, un penna e una stecca di sigarette da fumare a ripetizione. Il successo è garantito.

10. Perché tanto, lo sappiamo, che prima o poi – per esigenze di copione e a garanzia di longevità del progetto – arriveranno gli alieni o chi per essi. Qualche forma di poetica e avida energia, priva di antenne e di corpo verdognolo, che inghiotte tutto, atterrendo e affascinando. Ma una vocina in un angolo remoto del cervello continua a ripetere, che arrivino pure. Li accoglieremo con uno spritz e una coppetta di arachidi.

 

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