Blue Jasmine di Woody Allen

Blue Jasmine di Woody Allen

blue-jasmineC’era una volta Jasmine (precedentemente nota come Jeanette). Una ricchissima borghese di Park Avenue, divisa tra l’organizzazione di un evento di beneficenza, un cocktail nella casa degli Hamptons, sedute di shopping, e la venerazione per un marito-genio della finanza (Alec Baldwin), che le ha dato tutto ciò che desiderava. Compresa l’illusione di un futuro roseo, distrutto da una truffa e da una catena di (im)previste azioni e reazioni.

C’era una volta una donna rimasta sola e al verde, costretta a trasferirsi a San Francisco, nel miniappartamento della sorella (Sally Hawkins), commessa di supermercato, che colleziona uomini “sbagliati”.

Dopo la sua non proprio memorabile “gita romana”, Woody Allen torna in patria e si lascia ispirare dal dramma dei drammi di Tennessee Williams, l’intenso Un tram che si chiama desiderio, già adattato a film nel 1951 da Elia Kazan. E imbastisce la storia dolceamara di un crollo nervoso, che scorre al ritmo di Blue Moon, che si nutre di flashback e che si scompone, pezzo dopo pezzo, mettendo a nudo, ma non troppo, i punti saldi della “poetica” alleniana, dalla peculiare visione dei conflitti di classe, alla fragilità dell’io, alle nevrosi da curare con l’ironia.

Eppure stavolta qualcosa cambia. I personaggi tendono a essere meno caricaturali e più reali, le possibili cadute in cliché e stereotipi vengono salvate da un cast mai tanto perfetto. E soprattutto, non c’è il lettino di uno psicologo o il bisogno di ricevere risposte, solo il lento addentrarsi nella psicologia di una donna diversamente lacerata. Che Cate Blanchett incarna alla perfezione, con quella sua grande abilità di mutare registro, intensità e umore in una sola scena, nel restituire un personaggio sgradevole e torturato, altero e disperato, fallato ma a suo modo umano. Raccontando in modo addirittura realistico la caduta nel buco nero della depressione, lo spezzarsi dei nervi che mette letteralmente al tappeto e l’incapacità di risollevarsi se non commettendo i soliti errori. In un loop dal quale, sembra suggerire Allen, potrebbe non esserci via d’uscita.
La vita, in fondo ce lo ha insegnato lui stesso, è una grande tragedia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *