Love, Marilyn – I diari segreti

Love, Marilyn - I diari segreti

 

George Barris“Gli antichi greci avevano Edipo, noi abbiamo Marilyn”.
Cosa si può ancora raccontare di Marilyn Monroe che non sia già stato scritto, rivelato, scoperto, illustrato, dipinto, cantato e incarnato sul grande schermo?

A cinquant’anni dalla morte della diva delle dive, la documentarista Liz Garbus mette le mani su una presunta miniera d’oro, lettere agli amici più cari, poesie e appunti personali della Monroe, ritrovati in scatoloni a casa di Lee Strasberg – pubblicati nel libro Fragments (Feltrinelli, 2010) – e li dichiara “patrimonio dell’umanità”, facendone il cuore del suo Love, Marilyn (un’esclusiva Feltrinelli Real Cinema per l’Italia, nelle The Space Cinema dal 30 settembre al 2 ottobre).

Se l’intenzione è quella di mettere a nudo un lato più intimo e umano del mito, facendo convivere in armonia insicurezza e intelligenza, provocazione e dolcezza, appellandosi ai ricordi degli amici più stretti, è il tono melodrammatico moltiplicato per un numero tendente a infinito di attori, da Viola Davis a Marisa Tomei, Uma Thurman, Lindsay Lohan, Adrien Brody, Glenn Close, Ben Foster, Evan Rachel Wood, Rupert Allen, che prestano volti e voci ai protagonisti della storia, a cancellare con un colpo di spugna ogni guizzo di originalità e generare eccessi di insofferenza. E a creare un distacco dalla narrazione, che finisce per essere sostenuta soprattutto da quei cari, vecchi filmati, spezzoni già ammirati in contesti diversi e per sprofondare nei soliti cliché. Compreso quello della morte.

Ma neanche Love, Marilyn può offrire risposte al riguardo, e allora bisogna prenderlo per quello che è: l’ennesima lettera d’amore universale e corale a un mito mai dimenticato.

 

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