Oblivion

Oblivion

oblivion-film-poster-ita2077. Il pianeta terra, come lo conosciamo, ha cessato di esistere in seguito a una guerra contro gli alieni. I superstiti si sono tutti rifugiati su Titano, le ultime risorse disponibili da trasformare in carburante per il satellite lunare vengono prosciugate sotto il controllo di futuristici droni.

Ad assicurare il perfetto funzionamento dei sofisticati vigilantes c’è l’efficiente Jack Harper, il “ripulitore spaziale”, una sorta di Super Mario cosmico, privo di baffi ma con tanto di cassetta degli attrezzi e il viso da eterno ragazzino di Tom Cruise. Le sue giornate, tra una ricognizione “guidata” della fedele Vika (Andrea Riseborough) e l’assenza di nemici da falciare, scorrono in un’asettica sospensione. In un presente privo di ricordi e puntellato debolmente da evanescenti promesse. Almeno fino al recupero di una donna “in sonno delta” (Olga Kyrulenko), che lo costringe a porsi domande e a intraprendere, suo malgrado, il classico viaggio dell’eroe.

Oblivion, seconda prova alla regia di Joseph Kosinski (Tron: Legacy) è uno sci-fi “derivativo”: nasce, infatti, da una promettente graphic novel firmata dallo stesso regista americano e mai pubblicata, che vorrebbe esplorare in maniera scientifica e poetica il concetto di nostalgia. Finendo per ridursi, sullo schermo, a un improduttivo one-man show. Nonostante l’attraente confezione. Esteticamente, infatti, Kosinski – che è pur sempre un architetto e un pupillo di David Fincher – crea un universo personale plasmato secondo i suoi desideri, un paradiso di aerea rarefazione e trasparenza, tecnologico al limite dell’immaterialità, sospeso e proteso verso l’alto, quasi a volersi staccare dalle tetre spoglie di un pianeta morto, cupo e ormai di nuovo selvaggio. Un contrasto meravigliosamente esaltato dalla fotografia del premio Oscar Claudio Miranda e da una sapiente alchimia di “effetti speciali” (e reso vibrante dalla colonna sonora dei francesi M83), su cui vengono ricamate citazioni di classici vecchi e nuovi, da 2001: Odissea nello spazio a Star Wars, da Solaris a Moon, da Matrix a Minority Report, con una strizzatina d’occhio a Top Gun, perché un Tom Cruise in volo fa automaticamente Top Gun.

Ed è proprio Cruise il problema, in termini di sovraesposizione. E quella performance che nonostante la forte presenza scenica e la bravura della Riseborough – si riduce, in sostanza, a un assolo. Grazie a una sceneggiatura forse troppo rimaneggiata e fiacca, spesso indecisa al punto di cadere nella fiera dell’ovvietà e non giustificare la presenza di personaggi, soprattutto Morgan Freeman e Nikolaj Coster-Waldau, ridotti a meri cameo senza mordente e/o definita personalità. Oblivion, tuttavia, chiede altro. Chiede di dimenticare tutto e ricordare che l’eroe è Tom, è lui che affronta il viaggio, è lui che ha sulle spalle la salvezza di quel che resta dell’umanità, è lui unico gigante del film. Tanto gigante che dal suo metro e settanta riesce, in molte scene, a risultare addirittura più alto di un cast di noti “spilungoni”. I cercatori di bloopers sono avvisati…

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *