Dal libro all’anime: la storia di Hideyuki Kikuchi

Dal libro all'anime: la storia di Hideyuki Kikuchi

Di Annarita Faggioni

D, il dhamper protagonista della serie Hideyuki Kikuchi è un nome sconosciuto a chi non ha mai visto un anime giapponese, ma è un caso letterario d’altri tempi (la prima pubblicazione risale al lontano 1983) che oggi potrebbe essere possibile anche in Italia, con le dovute differenze. Il maestro dell’orrore giapponese riesce a trasformare parte dei suoi 38 romanzi (i libri della serie Vampire Hunter Din anime riuscitissimi, poi in manga.

Il passaggio dal libro all’anime è forse la caratteristica più spettacolare di questo autore. Appartenere in un mondo dove i cartoni animati sono il pane quotidiano aiuta, ma in pochi riescono a dimostrare questo coraggio.

Iniziamo da alcune coordinate prima di capire come Kikuchi abbia trasformato il suo primo personaggio “D” nel passaggio dal libro all’anime. Il mondo così come lo conosciamo è stato distrutto da una catastrofe nucleare. I sopravvissuti si sono in breve tempo divisi tra esseri umani e vampiri, con una società di tipo neo-medioevale, dove i vampiri governano sugli uomini. Con i secoli, i vampiri diventano sempre meno numerosi e assume sempre più importanza la figura del Vampire Hunter, ovvero del Cacciatore di Vampiri. Il migliore è D, che è figlio di un vampiro e di un’umana (quindi un dhamper).

Il passaggio dal libro all’anime si evidenzia nei film tratti dai primi tre libri, ma il successo anche nel mercato americano arriva con il film d’animazione Vampire Hunter D – Bloodlust, tratto dal libro Demon Deathchase. D deve salvare una ragazza rapita da un vampiro, ma scoprirà presto che in realtà i due sono fuggiti insieme. A complicare la situazione c’è una seconda banda assoldata per salvare la giovane contessa e l’intervento della malvagia Carmina, ultimo baluardo della nobiltà vampira. Kikuchi ha l’ultima parola su tutto, ma il disegno non lo soddisfa. Passerà quindi dal libro all’anime e dall’anime ad una serie manga (a fumetto), edita per l’Italia nel 2007.

Nel confronto dal libro all’anime i personaggi non vengono toccati dal punto di vista della caratterizzazione. Kikuchi riesce a rendere i suoi personaggi riconoscibili e a dare un’anima unica e suggestiva. Nel passaggio, il dolore si rappresenta con delle scene cult: è il caso di come Meyer (il vampiro che ha rapito la ragazza) protegge il suo amore cercando con disperazione di non morderla. L’anime consente poi di scavare nel profondo in D, grazie alle illusioni di Carmina che lo costringono a guardare nel profondo sulla sua doppia identità.

In Italia sarebbe difficile per un autore trovare i mangaka, ma anche solo i fondi per realizzare qualcosa del genere. Esistono comunque le premesse, se pensiamo che gli autori oggi sono più vicini a fenomeni come il booktrailer e la video-poesia, mentre i mangaka italiani sono una realtà (anche se poco nota). Non ci resta che aspettare un caso Kikuchi anche in Italia, magari leggendo qualcosa di questo interessante scrittore del Sol Levante.

Annarita Faggioni

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