“Non è finito tutto” una graphic novel a vent’anni dalle stragi mafiose

“Non è finito tutto” una graphic novel a vent’anni dalle stragi mafiose

A vent’anni dalle stragi mafiose che colpirono al cuore l’Italia democratica nel 1992, la Round Robin editrice rende omaggio ai protagonisti di quel tormentato pezzo di storia, con una graphic novel Antonino Caponnetto. Non è finito tutto, per la collana Libeccio, realizzata in collaborazione con l’associazione daSud.

Il fumetto, di Luca Salici e Luca Ferrara, con l’introduzione di Andrea Camilleri, è incentrato sulla figura dell’ex Capo Ufficio Istruzione che diventa il simbolo di una città, di un Paese, che si rialza dall’ennesimo schiaffo, dopo le stragi di via D’Amelio e Capaci.

È finito tutto” dice uno scosso Caponnetto uscendo dall’obitorio dopo l’ultimo saluto a Borsellino. E il rammarico per quella frase detta in un momento di sconforto diventa un motivo in più per farsi coraggio, per riprendere le forze e la speranza, e lavorare sul cambiamento culturale e sulla lotta alla mafia. È l’inizio della primavera palermitana.

Luca Ferrara, Salone Internazionale del Libro @ Torino 11/05/2012 - Foto David ScerratiUn libro che parla della storia recente del nostro Paese.
Che alcuni vogliono dimenticare, ma che molti sentono il dovere di ricordare.

Sempre.

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Luca Ferrara durante l’ultimo Salone del Libro di Torino 2012, per conoscere più da vicino questo progetto e il suo approccio stilistico a questa graphic novel così impegnativa.

Come è iniziata la tua collaborazione con Round Robin editrice?

Tutto è iniziato quando mi hanno contattato perché servivano disegnatori per il progetto Don Peppe Diana (Per amore del mio popolo), il libro che ha aperto la collana Libeccio.

La Round Robin ha una visione distante dalle logiche delle case editrici tradizionali per quel che riguarda i fumetti: preferiscono esaltare la particolarità di un progetto piuttosto che mettere paletti. E probabilmente è per questo approccio che i primi due libri Don Peppe Diana e Pippo Fava (Lo spirito di un giornale) hanno vinto il Premio Giancarlo Siani (2009 e 2010).

Con Antonino Caponnetto. Non è finito tutto, hanno voluto riportare in evidenza, a vent’anni dalle stragi, una figura non ricordata quanto si dovrebbe: Antonino Caponnetto appunto. Anche perché è stato lui il motore dietro il pool antimafia i maxi processi.

 

Come ti sei trovato a lavorare in questo progetto?

A livello personale mi hanno lasciato libero di esprimersi come volevo. Quindi bene.
Per Antonino Caponnetto avevo deciso di disegnare lui in bianco e nero in un mondo grigio. Il mondo in scala di grigio voleva significare la necessità di scendere a compromessi o che le persone erano vittima di compromessi. Anche Falcone e Borsellino sono stati disegnati in grigio perché anche loro grigi vittima dei compromessi.
Caponnetto non è stato toccato da questo, perché ha potuto vedere da distante quello ciò che accadeva, con il giusto distacco: ha visto come Falcone e Borselino siano stati lasciati soli, come del resto tutto il pool antimafia.
La scelta stilistica è stata apprezzata.

Luca Ferrara, Salone Internazionale del Libro @ Torino 11/05/2012 - Foto David Scerrati

 

 

Quindi la storia influenza molto lo stile che adotti.

Molto! Su Pippo Fava è stato usato l’elemento del retino (anche se digitale), per richiamare uno stile di pubblicazione patinata. Lui era un intellettuale a tutto tondo, scriveva, dipingeva, ha scritto sceneggiatura diPalermo or Wolfsburg dal suo libro “La passione di Michele” che ha visnto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980, ha scritto di teatro e nell’ultima parte della sua vita ha usato il suo talento per parlare di mafia. Per denunciare, sensibilizzare.
Noi abbiamo cercato di riprendendere tutto questo. Ci sono delle sequenze oniriche dove si è preso lo stile di alcuni suoi suoi quadri…

 

Per ogni storia fai tutto un lavoro di approfondimento sul personaggio, il periodo storico ecc…

La volontà iniziale è che abbiano anche un valore giornalistico: i fatti sono veri, le persone e i riferimenti fotografici sono continui, per ricordare che non sono racconti, ma eventi realmente accaduti.

La sfida per me è di proporre in un modo accattivante un fatto di cronaca. Come un film, come un libro, la storia deve tenerti incollato al fumetto, deve coinvolgerti, non riempirti di nozioni: per quello ci sono i giornali.

 

 

C’è un’immagine di lui che non riesco più a togliermi dagli occhi, mentre sale in macchina e pronunzia qualche stentata parola d’estremo sconforto. Il suo volto, le sue parole, in quel momento mi fecero molta paura. Una paura quasi fisica che mi spinse immediatamente a spegnere il televisore. Se uno come Caponnetto arrivava a toccare quel fondo di scoramento assoluto, pensai, allora tutto era veramente perduto. Ma già dalla celebrazione del funerale di Borsellino capii che quella sua forza interiore si era non solo ricompattata, ma aveva preso un nuovo slancio. E infatti continuò a combattere sino alla fine, non più nelle aule giudiziarie, ma nelle aule scolastiche, o dovunque fosse possibile, per spiegare cosa era la mafia, quale tremendo danno arrecava al tessuto vitale non solo della Sicilia, ma dell’intero nostro Paese.

dalla prefazione di Andrea Camilleri

 

APPROFONDIMENTI

Scheda libro – roundrobineditrice.it
Non è finito tutto – nonefinitotutto.it

[ via Tiragraffi ]
 

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