L’industriale

L'industriale

L’industriale di Giuliano Montaldo è un raffinato ritratto dell’alta borghesia torinese industriale e capitalista. Ammantata da una luce livida e desaturata il film regala la suggestione di un mondo artificioso e allo stesso tempo realistico che, confrontandosi con la realtà, si sgretola attraverso la caduta morale del protagonista.
Non è un film sulla crisi e lo si capisce dalla presentazione del protagonista, Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino) il cui dramma umano viene raccontato in un crescendo misurato e controllato fino ad arrivare a una svolta tanto inaspettata quanto intensa e credibile.
Nicola deve risollevare la sua ditta di pannelli fotovoltaici, ma ogni suo tentativo viene stroncato dalla politica cinica delle banche. Potrebbe chiedere un aiuto alla ricca e spregiudicata suocera (Elisabetta Piccolomini), ma il suo orgoglio è troppo forte e porta avanti una battaglia professionale che lentamente si confonde con la vita privata fino a offuscargli la mente. Senza accorgersene emargina la moglie Laura (Carolina Crescentini), personaggio apparentemente controverso, che tenta in tutti i modi di distruggere la cappa di incomunicabilità che li circonda. Ma il matrimonio lentamente gli sfugge di mano e quando sembra aver ragione su tutti, Nicola si ritrova ad affrontare il baratro emotivo verso cui lo hanno portato le sue azioni.

La narrazione si muove elegantemente in una Torino cupa ed altera che accoglie realtà contrastanti: il lusso e l’altezzosità di chi continua a speculare sulla crisi e il degrado e la rabbia di coloro a cui è rimasta solo la voce per manifestare la protesta. La macchina da presa si insinua maliziosamente nei sentimenti di tutti i personaggi, ne mette a nudo forza e debolezza e li spia in ogni angolo della città. La messa in scena di questa pellicola ricorda l’estetica di certi film di impegno civile degli anni ’60 e ’70. Tuttavia il linguaggio delle immagini ben si sposa con una storia universale che appartiene a più luoghi a più momenti storici, rarità questa nel nuovo cinema italiano, che rende merito alla regia di Giluliano Montaldo e alla sceneggiatura di Andrea Purgatori.

Presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma il film ha conquistato il Premio L.A.R.A (Libera Associazione Rappresentanza di Artisti) per l’interpretazione di Francesco Scianna e il 3 Social Movie Award per l’ottima performance di Pierfrancesco Favino.

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