A few Best Men – Tre uomini e una pecora

A few Best Men - Tre uomini e una pecora

Fino a due giorni fa quando pensavo a Olivia Newton-John mi venivano in mente pantacollant lucidi aderenti, musica allegra e quintali di gel.
Oggi, invece, è l’immagine di una bellezza al botox di mezza età, sempre biondissima e molto simpatica come il personaggio che interpreta nel film di Stephen Elliot, Barbara, la mamma della sposa.
Il giovane inglese David (Xavier Samuel), orfano, legato a più nodi ai suoi quattro scompigliatissimi amici affetti da sindrome da Peter Pan, si innamora di Mia (Laura Brent), una bella australiana conosciuta in vacanza. Giunto in Australia con i suoi quattro testimoni, David cerca in tutti i modi di conquistare la famiglia di lei: un padre senatore quantomai eccentrico, una madre frustrata e repressa (Olivia Newton-John) e una sorella bistrattata che invece dimostra in ogni sua frase di avere le idee molto più chiare del resto della sua famiglia.
A condire l’incontro di situazioni imbarazzanti ed eccessive ci penseranno un bizzarro e instabile spacciatore, una pecora in lingerie e i quattro testimoni che, involontariamente, si ritroveranno incastrati in situazioni sempre più sconvenienti.

I quattro amici sconclusionati e la preparazione di un matrimonio fanno subito pensare a Una Notte da Leoni, ma il paragone regala onori e glorie alla commedia americana della quale non si è riusciti a recuperare lo spirito goliardico. Anche se l’addio al celibato non viene nominato, è di fatto da quella notte (proprio come in Una Notte da Leoni) che si dà il via a una catena inarrestabile di avvenimenti sempre più disastrosi che scivola più volte nel pecoreccio più greve. E non solo per il ruolo chiave che assume, suo malgrado, la pecora Ramsey.

La cosa che stupisce è che il regista Stephen Elliot sia lo stesso del grande cult Priscilla, la Regina del Deserto e lo sceneggiatore sia Dean Craig, lo stesso autore di Funeral Party, commedia inglese riuscitissima dall’ironia esilarante che si sviluppa lungo un plot elegante e calibrato in ogni scena e in ogni dialogo. Mentre questo è un film “telefonato” in ogni inquadratura che si snoda lungo le strade della banalità e del luogo comune, senza tralasciare la prevedibile retorica a far impennare l’emotività.
Eleganza e misura non appartengono a questa pellicola noiosa e sgraziata, che scimmiotta le commedie demenziali americane con risultati alquanto rozzi e a tratti persino noiosi e che ha solo due meriti: i personaggi, ben rappresentati e curati in ogni mania e delirio, e una gran voglia di comprare un biglietto di sola andata verso l’Australia.

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