Justified: Dieci ragioni per guardarlo (se non lo avete ancora fatto)

Justified: Dieci ragioni per guardarlo (se non lo avete ancora fatto)

Che si chiami come un album di Justin Timberlake non è un buon motivo per storcere il naso. Trattasi di pura coincidenza. E – a voler essere pignoli – come indica il titolo italiano, L’uomo della legge, justified è anche un’espressione “legalese” che regala legittimità a un’azione in apparenza poco legittima. Come sparare a un narcotrafficante della Florida che minaccia seriamente di ridurti in poltiglia.

Il 25 gennaio scorso Justified, la serie TV che ha conquistato anche i critici più esigenti, ha esordito su AXN con la prima stagione, mentre negli USA, dal 9 febbraio, è in onda la seconda.
Se ancora non vi siete accomodati su poltrone e divani e immersi nell’atmosfera rurale del Kentucky a masticare tabacco e lucidare le pistole, che aspettate? Eccovi dieci ragioni per farlo immediatamente…

1. Elmore Leonard. È nato tutto dalla sua penna. Per la precisione dai romanzi Pronto e A caro prezzo e dal racconto Fuoco in Buca, contenuto nella raccolta Quando le donne aprono le danze, il cui denominatore comune è lo U.S. Marshall Raylan Givens. Il nome Elmore Leonard non vi dice nulla? Provate a pensare a film come Jackie Brown, Get Shorty, Out Of Sight. Da i libri di chi pensiate che i vari Tarantino e Soderbergh abbiano tratto ispirazione? Scrittore tra i più prolifici al mondo, dallo stile inconfondibile asciutto, ritmato, crudo e cinicamente ironico, a ottantacinque anni diventa anche produttore esecutivo. E ci tiene a precisare che Justified non è un western…

2. Raylan Givens. È l’uomo della legge, incarnato perfettamente dall’appeal ruvido di Timothy Olyphant. Lo U.S. Marshall (im)perfetto, la pistola più veloce della East Coast, un po’ loner, un po’ sciupafemmine, che sconta la sua punizione a un “crimine giustificato”. Dall’amata Miami viene trasferito nell’odiato e natio Kentucky dove si trova ad affrontare ancora parenti serpenti, pericolosi ex compagni di liceo, vedove assassine e una ex moglie che, con la stessa sfacciataggine con cui decanta le meraviglie di una nuova felicità coniugale, lo rivuole nel suo letto.

3. Walton Goggins. Snobbato dai premi che contano, è la sorpresa della serie. Un attore capace di dare al “cattivo” della prima stagione, Boyd Crowder, un fascino irresistibile. Sia quando agisce come braccio armato di un ingombrante padre-boss, sia quando, vittima di un’improvvisa conversione religiosa, cerca di fondare una setta che ristabilisca la giustizia anche a costo di scontrarsi con il terribile genitore. E, soprattutto, quando – nonostante le differenze – non riesce a smettere di considerare Raylan il suo unico, vero amico.

4. Dialoghi. (vedi punto 1). Fulminanti, cinici, sarcastici, ironici, ritmati, tipici della scrittura di Leonard – fedele al motto “se letto ad alta voce sa troppo di scritto, lo riscrivo” – non perdono la loro brillantezza nel riadattamento per la TV fatto da Graham Yost. Sono la colonna vertebrale della serie. Una gioia per le orecchie, leggermente disturbata da una traduzione in italiano non sempre fedelissima.

5. Cappello. Per la precisione un Stetson Open Road, da cui Raylan non si separa mai, diventato l’enigma della storia. Perché quel cappello è così importante? Perché se qualcuno prova a sottrarglielo, l’intrepido Marshall gli dà la caccia con poca gentilezza? Mentre i fan più esigenti, orfani dei misteri di Lost, continuano a fare ipotesi, i diretti interessati nicchiano. Elmore Leonard continua a dire che non è il cappello a fare lo show, Timothy Olyphant insiste a indossarlo. Perché? Perché lo fa sembrare very cool

6. Ava Crowder. Una donna, un fucile. Giovane moglie di un criminale da strapazzo, stanca di abusi e percosse, decide di preparargli una cena a base di pollo fritto, patate dolci e… pallottole. Il poveraccio non ha il tempo di gustare lacuna prelibatezza che finisce spiaccicato suo pavimento della cucina. Legittima difesa, si giustifica Ava, lasciando intendere che è meglio non pestarle i piedi. E non trattarla come una damigella in pericolo. Tornata libera, dà sfogo alla sua passione per Rylan, già sfuggitogli decenni prima, con strani effetti collaterali…

7. Sigla di apertura. Può causare dipendenza. Per quel misto di hip-hop e bluegrass, con tanto di violini e slide guitar, che si adatta come un guanto alla storia. Prima di Justified probabilmente erano in pochi music geek a conoscere i Gangstagrass, ma adesso la loro On The Run, con il rapper T.O.N.E.Z. in grande spolvero, è scaricata, canticchiata, condivisa e impostata come suoneria dei telefoni di tutto il mondo.

8. Lost. Cosa c’entra l’Isola dei Misteri con la contea di Harlan, Kentucky? A meno che non si trattidell’ennesimo spostamento con relativa sovrapposizione, non si trova il nesso. Eppure un legame c’è. Anzi, più di uno. A partire da M.C. Gainey, il Tom Friendly degli “altri”, braccio destro e factotum del perfido Benjamin Linus. Per continuare, nella seconda stagione, con Brad William Henke, il misteriosissimo Bram, seguace di Jacob, e Jeremy Davies, l’indimenticabile e indimenticato “scienziato pazzo” Daniel Faraday.

9. Margo Martindale. Se la storia vi coinvolge al punto da farvi divorare tutti gli episodi nello spazio di un weekend e arrivare alla seconda stagione, la sua Mags Bennet, vi conquisterà. Per la perfetta incarnazione del male camuffato da risoluta matriarca di campagna. La sua arma letale? Un liquore fatto in casa e conservato in un barattolo. Non si tratta di limoncello, ma di “Apple Pie”. Dovrebbe sapere di torta di mele, ma i suoi effetti non son molto dolci…

10. Contea di Harlan. Esiste un posto al mondo più pericoloso? Probabilmente no. Nel raggio di poche miglia si concentrano spacciatori, contrabbandieri, truffatori, assassini, pedofili e… polvere. Un luogo che nessuno sceglierebbe come meta di villeggiatura. E in cui la regola di sopravvivenza è: non fidarsi di nessuno. Una metafora e una sottile satira della provincia, non solo americana, i cui innumerevoli segreti formano una stratificata e tollerata normalità.

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